Democratici di Sinistra - Federazione Metropolitana Milanese

Assemblea dei delegati e delle delegate della federazione metropolitana milanese dei DS

Milano, 22 - 23 gennaio 1999

Milan Marriott Hotel - Via Washington 66 - Milano

 

Relazione di Alex Iriondo
(Schema dell'intervento)

Sono qui come candidato. Dopo le dimissioni. Ad un anno dalla assemblea di fondazione dei DS.

Vi propongo una relazione, in questa assemblea dei delegati, che vuol essere al contempo momento di bilancio e valutazione del lavoro svolto e proposta politica, aggiornamento della nostra analisi e delle proposte di lavoro da qui al prossimo congresso nazionale. Base di fondo del lavoro della segreteria che, se vorrete, andrò ad esercitare.

Ho sciolto le riserve. Una valutazione positiva mi porta a ridare la mia disponibilità. Rispondo così positivamente alla proposta fattami dal segretario: fatte le verifiche personali, tornare alla guida della Federazione.

Nel luglio dimissioni irreversibili. Ora lo statuto è chiaro. Esse non sono oggetto di discussione. In questo senso mia lettera ai delegati, in questo senso una assemblea dei delegati con all'odg elezione del segretario.

Inconsueta situazione, ma difficile costringere l'imprevedibile svolgersi delle vicende umane dentro una fredda normativa..

Si dovrà prevedere una norma "Iriondo".

E' trascorso lungo tempo da allora. 6 mesi non pochi, e molto è accaduto. Se basi dell'assemblea di aprile valide, quell'impianto va aggiornato, occorre intervenire su limiti e ritardi, apportare le adeguate correzioni.

Su questo binario svolgo questo intervento, convinto che vorrete sentire aggiornamenti, proposte ed impegni.

Potrete così esprimere una valutazione piena, conferire un pieno mandato.

Una migliore chiarezza e trasparenza. Al tempo delle dimissioni si scelse di aspettare il congresso nazionale. Poi venne caduta Prodi, nascita governo D'Alema, segreteria Veltroni.

Venne rinviato il congresso. Si pose questione di nuovo percorso da definire con Roma.

Infatti Veltroni venne qui 12 giorni dopo sua elezione. Nel frattempo positiva ed insperata evoluzione della mia salute. Venne la scelta di verificare in primis le condizioni di mia disponibilità. Siamo qui.

Siamo in assemblea delegati, organo statutario. E' una scelta unanime. Venuta dopo dibattito vero nel gruppo dirigente.

Non un congresso straordinario. Congresso riscrive ex novo.

Assemblea dà come base aprile, ed è luogo di bilancio, aggiornamento politico e organizzativo.

Ogni scelta viene da diverse considerazioni, valutazioni dello stato del partito.

Credo che questi 6 mesi: validità basi proposta di aprile. Ma evidenti forti limiti, inadeguatezze e ritardi nel tradurla ed attuarla. Bisogno di arricchimento e nuovo slancio.

Ci attende un anno molto impegnativo. Voto in 114 comuni ed in Provincia. Elezioni europee. Ospitiamo congresso PSE dall'1 al 5 marzo. Congresso nazionale DS.

Importante il contributo del partito milanese. A partire da una realtà difficile. Sulla quale Polo e Lega hanno investito tutto.

Ma governano Regione da 3 e Comune da 2 anni, possibile un bilancio ed una valutazione. Andare a rilancio nostre proposte. Su questo andare dopo assemblea dei delegati ad una tornata diffusa di dibattito nel partito.

Passaggio governo Prodi - governo D'Alema. Ma come si vive questo passaggio? Come lo vive nostro partito? Come ne discute? E come si relaziona e aggiorna la sua agenda?

Dopo caduta governo Prodi scongiurato rischio di soluzioni tecniche. Nascita di una maggioranza di centro sinistra che raccoglie eredità di governo Prodi, ha come perno le forze dell'Ulivo ed attorno ad esse dà vita ad una alleanza con UDR e PdCI, allargamento al centro e a sinistra. Rapporto non facile, gestione di una convergenza tattica con Cossiga, e di confronto con letture diverse, ma segnala impegni positivi: si centra l'impegno sul tema delle riforme, dell'occupazione. Il governo assume la priorità delle riforme istituzionali. La Presidenza del Consiglio a D'Alema, in un quadro di tanti governi in Europa presieduti da socialisti, può favorire un'azione più coesa per la seconda fase della costruzione europea, dopo Maastricht, per l'Europa sociale e politica.

Insomma, in corso tentativo di rispondere a questo punto rimasto aperto fin da l'aprile scorso: dopo il raggiungimento dell'obiettivo Euro, dare vita a seconda fase della azione di governo.

Lavorare per la stabilità del quadro politico. Per passare dalla politica di risanamento ad una nuova fase di sviluppo.

Strada maestra: concertazione fra le parti sociali. Fatto di grande rilievo: alla vigilia di Natale firma del patto sociale.

Incontro fra le parti su obiettivi ed impegni comuni per avviare ripresa e lavoro.

Aggrediti nodi irrisolti da tempo come la contraddizione fra costo del lavoro pesante e busta paga leggera. Incontrato interessi diversi: sgravi fiscali per le imprese e alleggerimento IRPEF per i lavoratori. Individuato nesso formazione - lavoro.

Novità larghezza dei soggetti coinvolti nell'accordo - 32. Strada da seguire anche a livello locale. Definire nuovo patto che sorregga fase di rilancio.

Possibile chiudere modello di sviluppo del deficit, della spesa assistenziale, alti tassi BOT e rendita finanziaria. Su questo si fondava blocco sociale che prosperava ai danni dei ceti più produttivi e avanzati, Europa ci obbliga alla modernizzazione.

Aprire una nuova fase, costruire nuova classe dirigente fondata proprio su quelle parti che furono frustrate. Forze del lavoro, dell'impresa moderna e competitiva, dell'intellettualità diffusa. Ritorna tema della alleanza fra i produttori. Questo manca a Milano, qui la sfida non solo per la politica, ma per tutti i soggetti economici e sociali.

Tornare ad indicare direzione e senso dello sviluppo. Tornare a programmare: che cosa? E per imbrigliare?

No. Definire obiettivi e regole. Chiarezza finalità produce più libertà per privati.

Ad esempio formazione e sue articolazioni ed estensione non è un bene di mercato, ma un fine, una cifra dello sviluppo. (apro parentesi)

Ruolo forte della politica, e delle istituzioni che deve tornare.

D'accordo con Sapelli. La società civile non è autosufficiente. La debolezza italiana viene dalla bassa istituzionalizzazione e dalla subalternità dell'amministrazione agli interessi spicci della società civile. Vi è una capacità che è solo dello Stato di sintesi. A introdurre la competizione non è stata la società civile, ma le istituzioni politiche (guardare a riforma del commercio e degli albi professionali).

Non esiste una società civile unica, è ricca di contrasti. (chiusa parentesi)

Sapere: da sapere e non sapere passa moderno discrimine di uguaglianza e solidarietà. Passa lo sblocco e sviluppo di una società. Qui ritrovare sostanza della riforma del welfare. Patto per il futuro. Riforma profonda. Innalzamento dell'obbligo, educazione continua, autonomia, riforma dell'università, rivalutazione del personale, armonizzazione dei sistemi a livello europeo. In questo contesto questione parità.

Dato chiaro e rigido sistema di regole, forma definibile solo come contribuzioni per il diritto allo studio, non altro.

Su tutto ciò un esempio di come esercitare ruolo autonomo e propositivo del partito: chiedere, e su questo obiettivo mobilitare nel Paese, una grande conferenza nazionale su scuola, formazione, università.

Partita del referendum e delle riforme istituzionali.

Necessità delle riforme e al contempo resistenza a queste.

Funzione di stimolo del referendum e in questo senso accogliere sentenza Consulta. Ci impegneremo per il SI.

Tutto questo spinge per una intesa da ricercare fino all'ultimo, anche se mantengo tutte le riserve sugli effetti del referendum, sia politici che sul dispositivo che ne sortirebbe.

L'esito prevedibile del referendum non significa dar vita ad una legge fotocopia.

In questo quadro andare a leggere lo stato dei rapporti politici. Aggravamento della situazione. Interna all'Ulivo e nel quadro più vasto del centrosinistra. Si è aperto violentemente un dibattito su coalizione, movimenti, partiti, nuovi partiti, treni di riforme da far ripartire, completamente (o volutamente) prescindendo dal fatto che in Italia c'è un governo, non siamo in campagna elettorale, ed è di centrosinistra.

Guardiamo con preoccupazione, vedendone i possibili negativi risvolti in sede locale. Al difficile rapporto con Cossiga, sue forzature, essere fermi! Un diffuso stato di malpancismo. Una posizione prepolitica. A fronte delle difficoltà dell'impresa molti tendono a marcare distanza. Per quale conclusione? Meglio soli e belli che in difficile compagnia?

Una splendida purezza finalmente via PRC e via l'UDR: vadano altrove. Verso la sconfitta, il via libera a questa destra. O leggere i processi, intervenirvi, spostare rapporti di forza. Saper vedere le evoluzioni - fatti politici dell'UDR già sul governo Prodi. E saper anche dir loro No quando è giusto.

Ritrovare senso della coalizione e dell'azione per rafforzare centrosinistra. Noi stessi, per troppo tempo, abbiamo blandito spinte alla Cacciari, movimenti Nordest, ed ora Rutelli o Di Pietro, Centocittà, che caricano di vena antipartito la costruzione di esperienze diverse. Malintese letture della coalizione, del ruolo delle forze politiche e dei rapporti fra politica e cittadini.

Preoccupazione sulle forzature di Prodi. Da leader di coalizione a capo di una parte?

Situazione difficile. Scricchioli evidenti negli ultimi turni amministrativi, vedi nelle regioni forti, vedi dati in calo del partito. In un quadro in cui comunque le forze del Polo arretrano e la Lega si rinchiude in una fascia definita di territorio.

Il voto in uscita del Polo non è da noi captato. Sconfitta Provincia di Roma: noi per primi a dire dell'inutilità della Provincia. Fiorire di liste civiche che non aggiungono, ma frammentano. Preoccupante astensionismo.

Dato comunque emerge: non autosufficienza dell'Ulivo.

Costruire una politica delle alleanze, una visione chiara della costruzione di largo centrosinistra. Non smarrire mai in politica il senso del continuo divenire.

In questo, ruolo insostituibile del nostro partito. Trovare un punto di riequilibrio fra lo sviluppo di nostra autonoma iniziativa e l'esercizio di una funzione di mediazione e di collante di coalizione. Senza rinunciare a nostra identità, ma consci dell'enorme responsabilità come prima forza di governo che esprime il Presidente del Consiglio.

Qui si apre nodo che ci riguarda. Con segreteria Veltroni rilanciato tema del partito, del suo rafforzamento, dell'identità e autonomia.

Qui non ho dubbi: ritornare a rafforzamento identità di partito di sinistra, delle forze del socialismo europeo, del lavoro.

A partire da due grandi appuntamenti che stanno alle porte: congresso del PSE a Milano dall'1 al 5 marzo e elezioni europee. Ma non solo perché scadenza vicina, ma perché qui radice profonda del suo essere.

La sinistra torna protagonista in Europa. Quella sinistra che perse l'occasione di accelerare nella costruzione europea negli anni '70, che ha assistito ad una ripresa sul tema europeo a partire da idee liberiste, messe in moto da esigenze indotte dallo sviluppo dei processi di globalizzazione. Nasce Maastricht. Con le forze del mercato nostrane che resistevano; affezionate al modello della svalutazione competitiva. Il caso italiano porta un dato inequivocabile. E' la sinistra che porta l'Italia in Europa.

Da qui ripartire, ora che in Europa si è definito un quadro politico nuovo sotto la guida della sinistra.

Aprire la nuova fase. Una politica per l'occupazione. Costruzione di reti transeuropee. Come dice Delors finanziate con grande prestito comunitario. Nuova Europa sociale. Strada indicata da sinistra francese e tedesca: riduzione tasse e oneri sociali sul lavoro.

In fondo l'Italia anticipa con la firma del patto sociale.

Qui l'essenza di una idea: competere nel mondo senza rinunciare alla cultura del welfare.

Qui valore del congresso del PSE.

Firma del manifesto del socialismo europeo. Qui forza della caratterizzazione alle elezioni.

Si terrà a Milano. Andare orgogliosi. Noi ospitiamo qui questo evento. E facciamo un grande regalo a Milano. Sprovincializzazione. Da Milano parte l'Europa. 11 primi ministri UE. 12 commissari europei. Leader PSE. 15 paesi UE, 15 extraUE, 215 parlamentari europei. Delegazioni dal mondo.400 delegati. 500 invitati. 600 giornalisti.

Siamo questo. Siamo dentro l'esperienza tutta in corso del socialismo europeo. Siamo lì un contributo originale. Socialismi europei però portatori di forti nazionalismi. Italia campione dell'Europa politica. Dal manifesto di Ventotene a Spinelli. Qui un grande contenuto per le nuove generazioni.

Non siamo arrivati, siamo partiti. Ridiamo al mondo della sinistra passione e senso della politica. Ritroviamo il binomio di una mente fredda supportata da un cuore caldo.

Un partito che ritrova la sua ragion d'essere. Veltroni.

Ritrovare l'umiltà di leggere la società e tornare ad incontrarla. Vi è stata caduta di analisi, di lettura della realtà. Si studia poco. Dibattito politico impoverito, ridotto a cronaca.

Ma partito, e partito sinistra: luogo dove si esercita una collettiva lettura critica della realtà. Dove uomini e donne che si concepiscono come esseri sociali e non si accontentano della soddisfazione del solo proprio, individuale bisogno, si incontrano ed uniscono le proprie forze per obiettivi generali. Concepiscono, come dice Amartya Sen, la libertà individuale, come impegno sociale, contro il darwinismo sociale.

Il partito della sinistra è quello che traduce ideali e valori in una concreta iniziativa per difendere le parti deboli e dare a tutti eguali opportunità, diritti e tutele. Attore collettivo che si propone un progetto più avanzato di società nel quale far riconoscere la più gran parte dei cittadini, riunendo interessi particolari in un interesse più generale. Partito di governo, non al governo, cultura della trasformazione, non dell'ordinaria amministrazione.

Ruolo di partito di favorire sintesi e coesione politica contro corporativismi e disgregazione sociale, strumento per i deboli. Perché la rappresentanza degli interessi non è esaurita nell'azione istituzionale e di governo.

Partito è uno spazio di confronto interculturale dati valori, lettura e riferimenti sociali condivisi.

Dobbiamo ritrovare una tensione verso i disagiati, non dobbiamo temere di riaprire battaglie radicali per giuste cause. Nelle società moderne l'esclusione prevale sullo sfruttamento. I poveri non servono, per questo si tende a dimenticarli. (da: Società del pane quotidiano).

Dobbiamo saper riconoscere differenze ed ingiustizie.

Luogo dove dare forma politica alle domande. Ancora Martini: non "basta il volontariato. Serve un diretto impegno per un disegno di società compiuta".

I partiti tornino come reti di solidarietà politica., non come gruppi di interesse.

Questa è la caduta di oggi. Ieri DC e PCI svolgevano questo ruolo. Questa è la differenza oggi fra destra e sinistra.

Sono finiti i grandi apparati (tema caro a molti. Quanto livore. 1 funzionario ogni 400 nell'89. Ora 1 su 1.670. Iscritti 990.000/2.400 funzionari - 670.000 iscritti/400 funzionari), il partito pedagogico, ma non si è esaurito il problema del radicamento sociale. Aggregare, costruire esperienze collettive. Sono bisogni forti, presenti più che nel passato, di fronte all'atomizzazione sociale. Ritorno partiti. Nulla di antico. Partiti dell'oggi, corpi vivi in rapporto con il reale, non statici.

Questo partito per chi? Per incoraggiare chi ha talento ed al contempo proteggere chi è più debole.

Viviamo in una società dove vi è una fascia privilegiata, un enorme, insicuro ceto medio, ed una crescente fascia di esclusione ed emarginazione.

A fronte ciò una sinistra, come la definisce Ezio Mauro, "algida". Che a volte rifugge dalla dura sfida del governo e si culla nella minorità. Una sinistra, come nel nostro caso, che vede non andare di pari passo la crescita della propria autorevolezza politica con il radicamento sociale.

Tutto questo in un clima difficile, al quale è tempo di saper reagire. C'è una idea destrutturante della democrazia: conta un solo potere, che governa su cittadini indistinti e atomizzati. Questa è una visione feudale, altro che moderna. Come dice Omar Calabrese si è invertito il flusso: un tempo dai cittadini le istanze ai rappresentanti, ora esercizio di autorità di leader verso i cittadini. Il consenso è sempre più personalistico e meno di valori e sistemi di idee condivisi.

Fino all'attacco diretto ai partiti. C'è la legittimità per tutti di scegliere come fare politica, ma per accreditarsi non serve denigrare: "incapacità etica dei partiti di capire la posta in gioco; la costituzione esige regole di trasparenza e democrazia interna ai partiti".

Così il moderno è coalizione, primarie, rapporto diretto eletti-cittadini. I partiti sono vecchi, superati. I partiti non sono costituenti, ma usurpatori dell'Ulivo. Tutto questo per poi fondare dei nuovi partiti!!

Questa assemblea, il nostro prossimo congresso, aiutino a poter dire che servono i partiti, serve una grande forza della sinistra.

Se la politica è scaduta, e lo è, chi tantopiù la denigra, tantopiù la usa. Come cosa leggera, immagine, teatro, poca sostanza. Non c'è più una dimensione della ricerca. Ricerca e studio invece diventano essenziali, tantopiù dopo il crollo delle ideologie. Ricerca e studio per orientarsi. Capacità critica. Riscoprire un'etica della professione. Perché è un lavoro che decide di uomini e donne in carne e ossa. Necessaria un'idea alta dello Stato, delle istituzioni, della funzione generale, non solo di parte.

Un partito che si ritrova, che ritrova forza e senso del definirsi partito del lavoro.

Idea moderna di mondo del lavoro da rappresentare. Dipendente, parasubordinato. Lavoro come capacità di intrapresa di chi vuol produrre e creare.

Ricostruire una linea del partito del lavoro. In un paese che deve decidere dove orientare il suo sviluppo, quali attività incrementare.

Non possiamo che puntare su qualità, innovazione e ricerca. E per questo su investimenti sul capitale umano, sulla formazione continua.

E' finita la stagione della competitività sui costi. Respinta l'offensiva di Confindustria sui livelli di contrattazione. E rilanciato un passaggio dalla contrattazione nazionale ad un livello europeo.

Dobbiamo riavvicinare politica economica e politica sociale, perché fino ad ora le prime promuovevano e le seconde assistevano.

Invece le politiche sociali devono essere sempre più promozionali.

In un mercato del lavoro sempre più flessibile battersi per il "diritto all'impiegabilità" (Trentin). Dare opportunità concrete: conoscenza, studio, formazione professionale. Questa è la nostra grande offerta ai giovani!! La prossima conferenza un punto di partenza. Per avere più partito nel lavoro, e più lavoro nel partito.

Tanti problemi: il lavoro nero in 3 casi su 4 (dati INPS), gli infortuni che non scendono e crescono nuove patologie. Si spinge sulla libertà di licenziamento come se togliendo un diritto agli uni si creerebbero garanzie per gli altri. Un certo provincialismo ha ridotto il problema ad una questione di flessibilità. Come si può essere teorici di un dato oggettivo? Il problema del lavoro in alcune parti del Paese parte dalla creazione di infrastrutture. Qui si pone come regolazione di un mercato sempre più articolato e composito.

Qui si pone come battaglia per assicurare a tutti almeno i diritti sociali, di cittadinanza, ed un quadro minimo di tutele.

Troppi lavorano precariamente e non sanno cos'è un contratto, un orario definito, un sistema di sicurezza sociale. Si arriva a settimane lavorative di 60 ore. La flessibilità può facilmente trasformarsi in arbitrio o sopruso.

Il parasubordinato si sviluppa qui come nuovo modo in cui si esprime un modello di sviluppo.

Questi lavori sono conseguenza delle trasformazioni di molte attività prima internalizzate nelle imprese. Crescono i lavori esterni che concorrono alla formazione del prodotto. Nel postfordismo si fa largo l'informalità della regolarizzazione. Ma questo ha dei costi sociali! Non c'è una capacità contrattuale che permetta a molti di stare tranquilli. Costi e oneri della sicurezza sociale sono scaricati sulle spalle degli individui.

Basta una malattia o una committenza non pagata per mettere in grave difficoltà un lavoratore indipendente.

Si guadagna di meno, e si lavora di più per ricostruire il proprio reddito (Jean Paul Fitoussi). Dal '90 ad oggi il numero dei posti di lavoro a Milano e provincia è rimasto invariato, ma i lavoratori atipici sono raddoppiati, quindi non è vero che più flessibilità è uguale a più occupazione. Le conseguenze dei conflitti non hanno ripercussioni solo aziendali, ma creano un problema sociale territoriale.

"Il lavoro parasubordinato costituisce un problema alla regolazione sociale del rapporto di lavoro" (da: Impresa e stato, rivista della Camera di Commercio di Milano).

C'è poi un rovescio della medaglia: questo nuovo quadro lega la attività lavorativa all'individuo ed alle sue qualità, invece di costringerlo ad adattarsi a ruoli e mansioni previsti nel modello organizzativo aziendale chiuso.

Come nella crescita del lavoro autonomo negli anni '70, c'è un moto libertario. C'è più consapevolezza dell'identità professionale, una spinta alla autorealizzazione, ma non vi è una coscienza di gruppo.

Sono diversi dai liberi professionisti, hanno pochi datori di lavoro, se non uno solo. E così competono sul prezzo del lavoro svolto (di qui la nuova subordinazione).

Si pone la questione: come istituzionalizzare queste forme di lavoro?

Serve una autorganizzazione, entità collettive specifiche. Aderendo a organizzazioni già esistenti. Incontrando i lavoratori dipendenti. Incrociando modi di pensare al futuro, al rapporto con lo Stato, all'uso del tempo, all'idea di reddito, molto diversi fra loro.

Testo Smuraglia sulle nuove norme di tutela dei lavoratori atipici. Dal diritto del lavoro al diritto dei lavori.

Unità del mondo del lavoro. A Milano non c'è. Azione politica e sindacale.

Qui banco di prova per il sindacato che rischia essere sempre più rappresentanza conquistata addietro nel tempo e che non incrocia le nuove figure.

Preoccupazioni per le divisioni nel mondo sindacale. Crescita sindacati autonomi.

Ruolo chiave Camera del Lavoro per la realtà in cui ci troviamo.

Sindacato che sa guardare anche alla intrapresa.

Guardare all'interesse generale.

Fare alleanza con i settori aperti.

Rappresentare la forza del lavoro produttivo, antiparassitario, contro i monopoli, per le regole, per un mercato aperto, per la ridistribuzione della ricchezza.

Battaglia durissima. Sulle fondazioni.

Battaglia durissima anche qui. Presenza forte vecchie gerarchie.

Rappresentare chi si mette in gioco, contro la rendita, chi crea valore, chi potrebbe creare.

Nuova impresa, impresa giovanile, tecnologie.

Abilitare le persone.

Contributo importante quindi da Milano. Lunedì conferenza con Grandi, Bassanini, Epifani.

Questo è uno dei punti dove più alta è la sfida riformista del nuovo secolo. Dove più alta la sfida alla politica, perché dove c'è crescita c'è più individualizzazione sociale.

Abbiamo svolto una indagine su 100 leader di settore dalla quale emerge:

La domanda è: quale futura società si disegna in un progetto di governo di un'area così complessa? Su questo si è infranta la Lega ed ora mostra la corda il Polo.

Indagine del Sole 24 Ore: Milano è la prima per reddito, risparmio, infrastrutture, ma anche per il costo della casa, per la criminalità, ed è agli ultimi posti per spazi per studenti, sanità, ambiente, traffico. E' ricca, ma non ridistribuisce benessere. Con Albertini non c'è stato cambio di passo. Mancano i fondamenti: un progetto per il futuro, una idea di coesione sociale, una politica di concertazione.

Corteo del Polo. Inoltre ad avere scoperto di avere più che un sindaco un marciatore… Dicevano: a Milano la situazione è inaccettabile. Ma a chi rivolgersi? Chi governa?

Debolezza di chi invoca la piazza. Governare è assumersi responsabilità, non lamentarsi. Milano ha bisogno di un progetto, non di pifferai magici. Incredibili crisi: Fiera, Triennale.

Milano non da ora di fronte alla presenza della criminalità organizzata. Memoria storica: Cavallero, Turatello, Vallanzasca, Epaminonda, Petrovic, continua evoluzione mappa organizzazioni criminali. Ignoranza della politica sul fenomeno. Conoscenza: delle sue articolazioni, immigrazione clandestina, prostituzione, armi, droga, racket, riciclaggio. A questa diffusa presenza delle organizzazioni criminali va aggiunto che in questi anni a Milano si è registrata una caduta del tessuto sociale connettivo.

Mutamento della città ha portato con sé una crisi delle tradizionali forme di aggregazione e socialità. I milanesi sono sempre più atomizzati e soli. Degrado del territorio dimostra che hanno governato gli interessi più che la politica.

Scomparso l'interesse generale. La politica sulle periferie: dopo un periodo attento negli anni '70, è stata poi del tutto lasciata. Obsolescenza precoce dei quartieri periferici.

Non nascondersi l'influenza della immigrazione clandestina nei mutamento delle organizzazioni criminali.

Ma questo era anche prima: slavi. E non dimentichiamo che la maggioranza degli assassini di questi giorni erano italiani (6 su 9) e che le vittime erano immigrati (7 su 9). Forse la fauna nazionale è più carina di quella estera in campo criminale?

La propensione della sinistra a leggere l'origine sociale dei fenomeni non basta a combatterli. No a tesi emergenziali ma uscire dalla difensiva. E' una battaglia nostra: la microcriminalità colpisce i deboli. Non le ville dei ricchi.

Compito della politica è dare risposte. Non serve emergenza drastica e miracolistica. Serve "straordinaria" azione ordinaria, sempre mancata. L'enfatizzazione di oggi è il rovescio di una ipocrita cecità che sempre ha dominato a Milano, negando il peso del crimine organizzato, pur di non incrinare la vetrina della "Milano europea".

Risposte in più direzioni: forze dell'ordine, più organici, applicare la legge sull'immigrazione, centrali operative unificate, maggior coordinamento, ma non solo sul territorio. Lavoro di intelligence. Per non fermarsi alla repressione delle manifestazioni ultime della catena criminale. Infatti secondo il direttore di San Vittore, l'80% dei reclusi è detenuto per reati minori, spaccio e consumo di droga. Non siamo allo sbaraglio. Individuati l'80% dei responsabili degli omicidi '98. Bene ha fatto il governo. Bene l'ingresso del sindaco nel comitato sicurezza. Ma è una responsabilità, un onere. Chiama il primo cittadino a fare la propria parte! A "riparare i vetri rotti". Dopo che per due anni ha abbandonato il territorio. Dove non esiste la casa dei cittadini, esiste la casa dei criminali. Mancano le istituzioni sul territorio. Ritardi nel piano di realizzazione delle caserme e dei comandi.

Il protocollo del 25 aprile prevedeva: attivare osservatori e monitoraggi, un progetto del Comune su qualità vita e sicurezza urbana, creazione di presidi della polizia municipale.

Noi abbiamo proposto di creare una struttura permanente di lavoro su sicurezza e convivenza civile per monitorare, prevenire, assistere, riqualificare. Conoscere la situazione della città e aggiornarla con relazioni ogni anno. Un piano di recupero periferie. Creazione di una struttura per l'assistenza alle vittime dei reati. Con un fondo comune EE.LL. -. Un lavoro coordinato sul commercio e sull'usura, sull'abusivismo nelle case popolari. Presidi della vigilanza urbana sul territorio. Se non facciamo integrazione noi la fanno gli altri. "Nelle strade più cittadini". Piani di riqualificazione delle periferie. L'amministrazione detti le regole della convivenza civile. Possiamo agitare proibizionismo e basta?

Lavorare per riunire popoli del giorno e della notte. Azioni positive.

Situazione politica senza precedenti. Per la prima volta il Sindaco di Milano non ha chiamato alla risposta civile unitaria, ha preferito un corteo di parte. Strumentalizzazione. Ha ragione il Prefetto nel denunciarla.

Non si può dire tolleranza zero ed essere contro l'abolizione del 3° grado di giudizio. Sintonia Lega e Polo nel considerare Milano il cortile di casa. Inaccettabili i toni: siete complici, "stranieri uguale criminali".

A fronte di tutto ciò c'è stato un silenzio assordante della Milano della cultura e degli intellettuali..

Al pugno di ferro chiesto contro i detenuti comuni, per il Polo corrisponde un forte garantismo verso il crimine organizzato (no ai pentiti, alla legislazione antimafia, alla magistratura antimafia, e no alla riforma gradi giudizio). Certezza della pena per tutti!

Polo sbandato si aggrappa al tema della sicurezza. Il sindaco di Milano è un viceré espropriato ogni volta che arriva il cavaliere.

Milano reagirà, non è persa, asservita a quelle logiche. E' più forte di esse. Milano è una partita aperta, tenuta aperta da noi.

Bene il 13 con corteo del sindacato. Aderiamo. Mobilitazione civile. Carica di proposta, di impegno.

Non sciolti nodi strutturali legati a destino di questa realtà: moda, multimedialità, grandi funzioni urbane, ricerca, borsa. Conclave della Giunta Albertini a Briosco chissà se risponderà.

Aggravate situazioni: sanità. Mancando un governo perdiamo la competitività.

Monaco: riconverte una industria alimentare in atelier di designer, pittori, fotografi.

Glasgow: reinventata da industria navale a città britannica dell'architettura.

Tolosa diventa capitale attività aerospaziali.

Amsterdam: centro della scienza e della tecnologia. New Metropolis: Renzo Piano.

Rovereto: il nuovo museo di arte moderna e contemporanea. E poi vedo Calatrava e la sua mostra alla Triennale e le tante opere in tante città del mondo e Milano manca.

Ci fu un dibattito fra noi mesi fa: che giudizio dare su Albertini? Ora credo si possa rendere merito ai critici già di allora.

Albertini: uomo politico la cui parola vale ben poco. Dice: buone le proposte del governo, insufficienti, sfila con Berlusconi che le definisce comiche.

"Sono un cittadino normale, non un politico". Esalta la marcia dei 40mila contro quelli che definisce i guastatori di professioni. "Io non sono né tesi né sintesi, ma l'antitesi". "Penso di usare l'opinione pubblica come una tenaglia".

Lascia scorrere ignobili spinte razziste.

A ciò rispondere promuovendo un patto di convivenza su cui fondare la comune cittadinanza, patto di reciprocità fra cittadini e governo locale.

Lavorare su un blocco sociale? Certo sulla costruzione di uno schieramento che faccia incontrare le forze più aperte ed avanzate con le fasce deboli.

Costruendo la piazza finanziaria così come varando piani di recupero delle periferie.

Lavorando con i commercianti sulla riforma del settore che partirà ad aprile perché si sviluppino le attività e servano a presidiare il territorio e favorire la socialità.

Un patto, da scrivere con la politica responsabile, la società più aperta, il sindacato, l'associazionismo, il meglio dell'impresa e della finanza, la cultura e l'informazione non elitarie.

Un patto fondato sulle regole, i diritti, la nuova comune cittadinanza. Per una economia di mercato, non una società di mercato. Regole: chiare, trasparenti, basate sui meriti, sulle capacità, sull'impegno.

E' una proposta a molti. La crisi della rappresentanza non riguarda solo la politica, ma soggetti e categorie che non hanno saputo rilanciare un proprio ruolo generale.

Per attrarre serve nuova qualità della città. Nuove infrastrutture. Dobbiamo realizzare un nuovo sistema d'area.

Crescenti risorse vanno destinate ai bisogni collettivi: sicurezza, ambiente, istruzione. Ritrovando un'identità.

Da una parte industria tradizionale settoriale, con minori addetti. Dall'altra una realtà che il lavoro lo reinventa tutti i giorni.

Milano è un distretto legato all'innovazione tra i più importanti del mondo. Moda, design, ricerca, tanti settori applicati ad una rete diffusa di imprese nel milanese.

Milano è la più importante esportatrice di beni estetici e innovativi.

La sinistra deve essere amica di tutti coloro che si sforzano di creare il lavoro produttivo e creativo. Deve assumere fino in fondo i valori dell'intraprendere e del creare.

Esiste una realtà debole e diffusa da promuovere e proteggere.

Sinistra amica degli imprenditori delle proprie capacità creative.

E' l'area della ricerca e dell'innovazione. Una enorme risorsa. Non la si può vivere come corpo estraneo.

Scissione fra ricerca e produzione porta ad autoreferenzialità dei professori.

Amica produttori di sapere. Nella smaterializzazione della produzione. Che si interessa del problema della qualità dell'occupazione. Amica delle parti deboli e svantaggiate. 350.000 abitanti case popolari, 160.000 oltre i 65 anni. 6.000 invalidi. Piani Recupero Periferie.

Non partiamo da zero. Ci siamo. E si lavora!.

Milano è troppo piccola per essere grande. Deve aggregarsi con il suo intorno.

E' troppo grande per essere felice, deve riscoprire le sue periferie e la socialità.

Nuovi motori di sviluppo crescono nell'area metropolitana. Vedi Sesto e ASNM, sono esempi efficaci di azione pubblica, lavorando su nuove infrastrutture, sulla nuova formazione professionale, sulla promozione di attività.

114 comuni vanno al voto. E la Provincia. 4 anni fa vincemmo. E da lì centrosinistra si sviluppò. Esempio di stabilità di governo. Di politiche avanzate di cui l'intera area ha beneficiato.

Grande è la prossima sfida.

Altro che sminuire la Provincia. In questi anni i comuni hanno misurato come è essenziale per realizzare il decentramento, per governare lo sviluppo locale, per organizzare servizi sul territorio. Come si può lasciare tutto ciò ai Comuni?

Deve essere affidato a ente sovraordinato eletto dai cittadini.

Voglio citare solo i centri lavoro.

Crescenti responsabilità di governo locale. Centrosinistra si espande e mostra essere realtà di governo positiva. Come mai in altre stagioni. Ed il consenso crescente mostra come i cittadini vedano lì le forze per guidare il futuro delle nostre comunità - 130 comuni su 188 al centrosinistra.

Rilanciare Ulivo. E subito al lavoro per costruzione di largo centrosinistra, da UDR a Rifondazione, coinvolgendo tutte le forze. Ci rivolgiamo a tutte le forze. Solo così c'è possibilità di successo, solo questa formula garantisce governi di rilancio.

Affrontiamo questa nuova sfida.

Al lavoro al tavolo delle forze.

Senza fiorire di tavoli e pasticci. Ricreare spazi diversi di lavoro fra politica e soggetti sociali, più proficui.

E muoversi fuori da logica frontista. Sviluppo Ulivo e centrosinistra sta nel suo aprire e nel resistere al generico antipartitismo.

Essere guida delle trasformazioni. Interpretarle, interpretare la modernità. Rappresentare domanda. Ritrovare tensione verso interesse generale che attraversa tutti.

Autonomia del partito. Processo lungo di ricostruzione. Anche progettazione, si partiva da impianto che aveva fallito, era arretrato. Fuori da luci della ribalta.

Lotta dura di rinnovamento politico. Evidente nei 6 mesi. Riemerse posizioni diverse? Bene, non serve unanimismo di facciata.

Bilancio: buona ricostruzione, di proposta, di rapporti. Renderli costanti e poco formali. Influenza più larga. Anche in questi giorni.

Rinnovamento classe amministratori, AuTem vere. Ma solo inizio del cammino.

Milano in controtendenza: tesseramento e elezioni amministrative. Ingenerosi verso tanti autori di successi. Per pochi dirigenti che hanno accesso alla stampa tanti lavorano senza clamore. Non serve ogni volta una catarsi.

Troppo spesso pronti a subalternità di lettura, vedi con la stampa, pur di accreditarsi. Investito, innovato. Ma vedere ritardi. Pianta sana ma gracile. Radicamento, identità, forza proposta e iniziativa.

188 comuni - 130 al centrosinistra, 70 sindaci DS, 30 vice sindaci, governo della Provincia, 5 consiglieri regionali, 1 europarlamentare, 8 senatori, 5 deputati. 19.000 iscritti, 300 sezioni, 5 autonomie tematiche. Questa è la federazione metropolitana milanese dei DS.

Ma male endemico. Stato via e ricomporsi sulla stampa già degli alberelli delle componenti. Problema più nel gruppo dirigente che nel corpo reale del partito. Problema di costume. Corrispondenza fra ciò che si dice all'interno e ciò che si comunica all'esterno. Avviato percorso, non chiuso ciclo. Elezioni, Stelline, Stati Generali all'Unione del Commercio, oggi. Tappe che scandiscono. Nessun anno zero. Evidenti debolezze. Non traduzioni. Riorganizzazione partito. Uso risorse e resa politica.

Cambio passo del partito. Nel territorio e nelle istituzioni. Il contesto istituzionale è tale da costringere l'opposizione all'opacità.

Rafforzamento gruppo dirigente. Gruppo dirigente più coeso. Robusta innovazione. Richiamare da Roma. Riequilibrio generazionale. Organismi da ripensare. Esempio schema da Veltroni. E poi. Caduta senso di responsabilità. Chi risponde a chi? Dibattito interno a nostro uso e consumo. Ritornino chiarezza e trasparenza. Ritornino anche meriti e demeriti.

Ma problema nazionale. Milano non nel governo, non nella segreteria. Milano contro 3 partiti nazionali. Cosa è Milano per la destra. Confronto e scontro spostato sul territorio. Polo da Milano detta agenda nazionale. Roma non comprende. Definire una agenda "Milano" di medio termine con il partito nazionale.

Qui al nord problema ceto medio insicuro. Polo ha capito. Tornare a materialità della politica nel Paese. Fuori da accademia.

DS veri. Non sminuire. Oggi fatto rilevante. Prima volta tutti eleggono il segretario. Da qui dare segnale di accelerazione nella costruzione dei DS. Ci sono le condizioni. Vissuto vero spirito unitario e di lavoro. Una base comune più solida di quanto si pensi. Allora incarichi non più per rappresentanza, ma di lavoro. E pluralismo interno nuovo alla luce dibattito e scelte dell'oggi!

Tesseramento. Nel '99 costruzione organizzazioni dei DS. Irrobustimento nuova formazione. Costruzione di futuro passa per Milano. Noi consapevoli. Tutti consapevoli.

Qui cambio passo.

La politica torni alla materialità. Uscire dal teatro. Verifica sul campo.

Voglio chiudere su un tema specifico.

12, 13 e 14 marzo conferenza nazionale delle donne. A febbraio a Milano.

Organismo permanente di partito. Lo saluto.

Quanto questo partito, nel ridefinirsi, nello riscoprirsi, saprà tornare a riflettere sulla differenza di genere?

Tutti i temi trattati, tutto il nostro agire politico, quanto è permeato di essa?

Nuovo welfare. Come riscrivere un vero patto sociale senza le donne?

  1. Lavoro: differenze di retribuzione, discriminazione nelle carriere. Impedimento maternità.
  2. Sociale: offensiva di destra richiama a casa le donne, con una idea della famiglia sostitutiva dello Stato, della dimensione della collettività responsabile! Una società ostile alle donne, che non riconosce il moderno porsi della questione della differenza.
  3. Tempi e orari regrediscono, impedendo alle donne il pieno realizzarsi.

Di fronte a ciò la tenace volontà di affermazione della propria soggettività della donna ha fatto buon viso a cattivo gioco, come d'altronde in altre forme è stato per gli uomini, e si è fatta propria la cultura individualista, sempre più densa di rinunce, smarrendo il senso di un agire comune.

Si è smarrita la capacità di occuparsi della condizione materiale delle donne.

Ma allora anche i dibattiti sulla differenza cadono di valore, si perde la connotazione politica.

Così sono cresciuti modelli parsi di affermazione, ma in realtà esclusivi ed elitari, come la Moratti, la Pivetti.

Quanto manca una qualità femminile della modernizzazione. Pensiamo ad una lettura diversa della flessibilità, svolta dalle donne, dalla cultura dei tempi, di vita, lavoro. Una lettura che ci può parlare di una flessibilità di qualità, che tutti vorremmo perseguire.

Quanto manca nel nostro partito, nella nostra politica. E manca non perché le donne non amino la politica, ma non amano una politica così povera.

Ecco, questo è un tassello fondamentale del nostro rilancio. Di un partito della sinistra. Un partito di uomini e di donne.

Perché a noi non piace quell'orribile, indistinta parola che è "gente"!