Corriere della Sera - 29.11.99

 

Il nuovo corso di Federico Ottolenghi

Il futuro segretario ds: «Addio a via Volturno,
ci apriremo alla città»

«Il partito non deve più
giocare in difesa ma ascoltare tutte le voci»

«Non giocheremo più in difesa. Ma d'anticipo. Puntando sul nuovo welfare e sulla cultura». Pausa. «Non resteremo chiusi in via Volturno, ci apriremo alla città, ascolteremo tutti... aiutati dal fatto che dobbiamo trovare una nuova sede». E cioè? «Lasceremo via Volturno. Presto. Per motivi economici, per risparmiare».

Prima intervista. Federico Ottolenghi, 35 anni, milanese, sarà il nuovo segretario provinciale dei Ds. Il congresso si farà dal 10 al 12 dicembre: ma lui, salvo sorprese, si presenterà come il candidato unico. Ha fatto il liceo classico al Berchet e si è laureato in Scienze politiche alla Statale. Consigliere del ministro Berlinguer, è tra i fautori della riforma della scuola. Il padre è stato direttore di Rinascita, la madre direttrice della Montessori di via Milazzo.

Ecco, Ottolenghi, i primi passi?

«Incontrare molte persone. Nel partito e in tutta la città. Ascoltare, leggere, studiare, preparare la proposta per il congresso».

Perché la sinistra è così spenta?

«Le risorse esistono. E sono straordinarie. Ma è come se ognuno considerasse le sue idee, la sua appartenza politica, come un fatto unico e isolato. Non c'è la capacità di fare rete, di scambiarsi le opinioni, di intervenire in modo visibile nella città».

Quindi? Che vuol fare?

«Passare dall'insoddisfazione alla volontà di cambiamento. Riaprire i canali di discussione con Milano. Ripartire dai problemi quotidiani. Porsi il problema delle prospettive della città: cosa che il sindaco non ha fatto».

In che senso?

«Alla giunta Albertini si possono contestare errori e omissioni, dall'incertezza sulle privatizzazioni fino al patto sul lavoro che dà a persone diverse diritti diseguali... ma il punto vero è che il sindaco non ha mantenuto le sue stesse promesse sull'innovazione di Milano. Basta pensare al palazzo dei congressi, al traffico, all'area Garibaldi Repubblica e poi...».

Poi?

«Non c'è la politica per gli esclusi. E non è solo un problema etico. La competizione tra aree metropolitane, oggi, si gioca anche sulla qualità sociale».

Il partito nazionale vi snobba...

«No, anche se qualche difficoltà c'è stata. Comunque Roma può dare una mano: ma il rilancio deve nascere a Milano».

E il governo che «si prende» l'Authority del volontariato?

«Un errore. Però la decisione non è definitiva: anch'io, per quel che posso, mi batterò perché la sede sia qui».

Lei è il candidato unico alla segreteria...

«Per adesso sì, è un dato di fatto. Ma la discussione sarà ampia e libera: la scelta spetta al congresso, in base alla persona e al progetto».

Linee guida?

«Grande apertura, forte innovazione nel modo di fare politica, costruzione collettiva del programma, interesse vero per le proposte e le idee dei giovani. I primi temi? Da una parte il ridisegno del mondo del lavoro, con i nuovi contratti e le nuove tutele. Dall'altra la piena valorizzazione di ricerca, formazione, cultura. Milano non aspetta gli altri: ma propone agli altri».

E il famoso Ulivo 2?

«Possibilità e segnali ci sono: a partire dalle Regionali e da Martinazzoli. Sia la città che il Pirellone meritano un'alternativa credibile al governo insoddisfacente del Polo. E non è una missione impossibile».

Venanzio Postiglione