Cautela. Diffidenza. Anche qualche invettiva. Le reazioni a caldo alla
proposta del segretario regionale Ds Pierangelo Ferrari sono
polemiche. Ma non solo. Ferrari ha lanciato l'idea di un convegno per
riaprire la questione riformista. Per ripensare agli anni Ottanta di
Milano, quando a Palazzo Marino sedevano fianco a fianco esponenti del
Pci e del Psi. La stagione travolta da Tangentopoli. Spiega Ferrari:
«Non ho proposto una rivalutazione di Craxi. Mi sono limitato a sostenere
la necessità di fare i conti con il passato, anche quando sono dolorosi.
Propongo di aprire una soluzione non di emettere assoluzioni».
Il più duro è l'ex sindaco
Paolo Pillitteri: «La glaciazione di questi anni ha una madre
riconosciuta: la follia giustizialista». Insomma: il convegno non
interessa? «A me interessano tutte le cose serie. Se questa lo sarà,
sono interessato. Ma i Ds non devono illudersi di poter scegliere
fior da fiore: quella è la stagione del craxismo. Ricordando che i
Ds non sono più nella condizione di dire questo è buono e questo è
cattivo». Roberto Caputo è stato assessore con Pillitteri.
Oggi è presidente del consiglio provinciale espresso da Forza Italia:
«Era ora, ma forse siamo fuori tempo massimo. Ma la proposta viene
da uno degli esponenti più avveduti dei Ds. Se davvero si vuole riprendere
a scrivere la storia del riformismo bisogna saper dire anche le verità
più scomode. E non so se la Quercia sia in grado».
Per Bobo Craxi «è
difficile fare convegni senza gli attori di quella vicenda. Forse
i Ds si sono accorti di essere stati travolti mentre credevano di
travolgere: Tangentopoli ha spazzato via dalla politica cittadina
non solo il Psi, ma anche il Pds». Caustico Sergio Scalpelli,
oggi assessore allo Sport della giunta Albertini, ieri segretario
della Casa della cultura, il tempio del riformismo alla milanese:
«Credo che gli amici socialisti non vogliano partecipare all'operazione
"dall'Ulivo al Cipresso"».
Loris Zaffra, ex assessore
socialista, oggi è dirigente di Forza Italia: «E' giusto tentare di
superare gli schemi approssimativi con cui è stata giudicata fino
ad oggi quella stagione - spiega -. Non ha fatto bene alla città la
criminalizzazione di una classe dirigente laica e riformista che storicamente
rappresentava un milanese su tre. La riflessione dunque mi sembra
positiva. Ma la vorrei svincolata dagli appuntamenti elettorali, anche
se in Italia è difficile». Ferrari sostiene anche che il posto dei
socialisti è a sinistra. «Credo che gli schemi tradizionali siano
ampiamente superati. Quello che stiamo facendo è proprio preservare
certi valori dove è possibile farlo». Riflette Zaffra: «Le scelte
di ciascun individuo possono essere opportunistiche. Ma se i voti
della maggior parte dei socialisti sono confluiti in Forza Italia,
credo non si possa dire che sia per opportunismo».
Luigi Vertemati, in
una lettera aperta a Ferrari, sostiene che «per vincere occorre dare
fiducia, speranza, capacità di governo. Ingredienti che in questi
anni sono mancati perché si è voluto cancellare la presenza socialista
attuando una colpevole pulizia etnica». Ma ammette che «è giusto tentare
di ricominciare, come tu tenti di fare». Della stessa idea il segretario
dello Sdi Roberto Biscardini: «E' finalmente ora di costruire
una nuova area liberal-riformista, la vecchia sinistra è inadeguata».
Ma il direttore di Critica
sociale, Stefano Carluccio, lancia una raccolta di firme per
istituire la commissione d'inchiesta su Tangentopoli e precisa: «Non
siamo la ruota di scorta di chi ha bucato la gomma».
Marco Cremonesi,