«Va recuperata la stagione del socialismo milanese. Si è liquidata
troppo in fretta»
Un convegno per fare i conti
con il passato: «Bisogna costruire una nuova stagione. E per farlo,
dobbiamo riaprire la questione del riformismo e del socialismo milanesi».
Pierangelo Ferrari è il segretario regionale dei Ds. Ha un incarico
delicato: preparare le prossime elezioni regionali. Mino Martinazzoli
sarà il candidato presidente per il centro sinistra. Ma Ferrari punta
a «recuperare quella che a Milano è stata in larga parte una storia
di buona amministrazione. La storia dei rapporti tra Pci e Psi».
Non è stata anche la storia
di Tangentopoli?
Non possiamo buttare via il
bambino del riformismo con l'acqua sporca di Tangentopoli. Quello
è stato un esito non contenuto nelle premesse.
Eppure, quella stagione
ha lasciato una scia di risentimenti anche aspri. Lei crede siano
sopiti?
Io credo che con i risentimenti
non si costruiscono i rapporti politici. Per questo ritengo che un
convegno organizzato con gli eredi del partito socialista possa essere
la strada giusta. I conti vanno fatti sul serio, anche quando sono
dolorosi. Anche quando le ferite sono ancora aperte.
Questo significa fare
i conti con il craxismo?
Certo. Non possiamo fare finta
che Craxi non esista.
Dunque, alle prossime
elezioni potremmo vedere nelle liste del centro sinistra parecchi
candidati socialisti?
L'Ulivo era un prodotto soprattutto
dell'asse tra Ds e Ppi. Il nuovo centro sinistra deve riuscire a rappresentare
settori più larghi della società, senza primati interni. Dentro questo
progetto, l'area socialista non può che avere un ruolo da protagonista.
Eppure l'ex sindaco Carlo
Tognoli ha già fatto sapere che non intende candidarsi.
Ciò che conta è la sua dichiarata
collocazione a sinistra e l'apertura di credito nei confronti di Mino
Martinazzoli. E proprio di Tognoli è la definizione di quello che
c'era negli anni Ottanta e oggi non c'è più: un'idea di città che
non sia la somma di interventi isolati.
Molti ex socialisti hanno
raggiunto posizioni importanti all'interno di Forza Italia. Il vostro
non rischia di essere un riconoscimento tardivo?
Guardi che noi non stiamo
facendo una campagna acquisti. Noi vogliamo ricordare il valore di
un'esperienza che può ancora dare i suoi frutti.
Ma gli elettori dei due
partiti, dopo essersi guardati in cagnesco per anni, capirebbero?
Quello che disorienta è la
continua innovazione che non tiene conto delle radici. E le nostre
radici sono anche in quell'esperienza. Il «come eravamo» deve diventare
un tema del prossimo congresso Ds.
M. Cre.