Corriere della Sera - 07.10.99

 

La Quercia annuncia un convegno

Il segretario ds Ferrari: va rivisto il giudizio
sul riformismo di Craxi

 

«Va recuperata la stagione del socialismo milanese. Si è liquidata troppo in fretta»
Un convegno per fare i conti con il passato: «Bisogna costruire una nuova stagione. E per farlo, dobbiamo riaprire la questione del riformismo e del socialismo milanesi». Pierangelo Ferrari è il segretario regionale dei Ds. Ha un incarico delicato: preparare le prossime elezioni regionali. Mino Martinazzoli sarà il candidato presidente per il centro sinistra. Ma Ferrari punta a «recuperare quella che a Milano è stata in larga parte una storia di buona amministrazione. La storia dei rapporti tra Pci e Psi».

Non è stata anche la storia di Tangentopoli?

Non possiamo buttare via il bambino del riformismo con l'acqua sporca di Tangentopoli. Quello è stato un esito non contenuto nelle premesse.

Eppure, quella stagione ha lasciato una scia di risentimenti anche aspri. Lei crede siano sopiti?

Io credo che con i risentimenti non si costruiscono i rapporti politici. Per questo ritengo che un convegno organizzato con gli eredi del partito socialista possa essere la strada giusta. I conti vanno fatti sul serio, anche quando sono dolorosi. Anche quando le ferite sono ancora aperte.

Questo significa fare i conti con il craxismo?

Certo. Non possiamo fare finta che Craxi non esista.

Dunque, alle prossime elezioni potremmo vedere nelle liste del centro sinistra parecchi candidati socialisti?

L'Ulivo era un prodotto soprattutto dell'asse tra Ds e Ppi. Il nuovo centro sinistra deve riuscire a rappresentare settori più larghi della società, senza primati interni. Dentro questo progetto, l'area socialista non può che avere un ruolo da protagonista.

Eppure l'ex sindaco Carlo Tognoli ha già fatto sapere che non intende candidarsi.

Ciò che conta è la sua dichiarata collocazione a sinistra e l'apertura di credito nei confronti di Mino Martinazzoli. E proprio di Tognoli è la definizione di quello che c'era negli anni Ottanta e oggi non c'è più: un'idea di città che non sia la somma di interventi isolati.

Molti ex socialisti hanno raggiunto posizioni importanti all'interno di Forza Italia. Il vostro non rischia di essere un riconoscimento tardivo?

Guardi che noi non stiamo facendo una campagna acquisti. Noi vogliamo ricordare il valore di un'esperienza che può ancora dare i suoi frutti.

Ma gli elettori dei due partiti, dopo essersi guardati in cagnesco per anni, capirebbero?

Quello che disorienta è la continua innovazione che non tiene conto delle radici. E le nostre radici sono anche in quell'esperienza. Il «come eravamo» deve diventare un tema del prossimo congresso Ds.

M. Cre.