
Arriva in via Volturno, parla con i dirigenti, dice che tornerà spesso. Pietro Folena è il coordinatore della segreteria nazionale, cioè il numero due dei ds. E' qui, nella sede storica del partito, per le dimissioni di Alex Iriondo. Visto che il leader provinciale, dopo tre anni, lascia per motivi di salute e prende un periodo di riposo.
Ecco, Folena, chi sarà il successore di Iriondo?
«Un attimo. Prima di tutto ringraziamo Alex per l'ottimo lavoro che ha fatto. Quando sarà pronto, avrà un incarico nazionale».
E ora? Che succede?
«La segreteria resta in carica, vedremo se affiancarle un gruppo di garanti».
Obiettivo?
«Il congresso provinciale. Da fare a dicembre. E' lì che sarà scelto il nuovo segretario della federazione».
Nomi?
«Non ne faccio. Ma il livello sarà alto. Milano rappresenta una grande sfida per la sinistra: alle promesse, finora, non hanno fatto seguito scelte definite e coerenti».
D'Alema voleva trasferire qui una parte della direzione nazionale...
«Lo disse quando era segretario: ma il progetto non è partito. Adesso abbiamo deciso di annunciare di meno e di fare di più».
Quindi?
«Il dibattito di Milano avrà un valore generale, darà indicazioni strategiche, sarà la vera premessa del congresso nazionale».
Il percorso?
«Aprire porte e finestre alla città. Cioè ai ragazzi, agli studenti, ai giovani professionisti, agli imprenditori... I ds devono migliorare i rapporti con le nuove energie, ma anche la capacità di comunicazione».
E in passato? Eravate rassegnati?
«Sì, forse sì, qualche anno fa è successo. C'è una responsabilità anche nostra. Ma la partita si riapre: Milano, la culla del riformismo, si può riavvicinare al suo mondo naturale, il centrosinistra».
Allora? Più feeling con laici e socialisti?
«Se è per tornare a 10 anni fa la risposta è no. Se è per guardare avanti la risposta è sì. C'è una fetta della città che non è di destra ma si è spostata verso il Polo: il problema esiste».
Che vuol dire?
«Non si può pensare che la storia del riformismo milanese sia stata sepolta dalle inchieste. Ma allo stesso tempo, senza giustizialismi, va difesa la cultura della legalità».
Venanzio Postiglione,
Sabato, 25 Settembre 1999 Milano |
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Ultima modifica: 26 settembre 1999 --- 17:13:48