Venerdì, 16 Ottobre 1998
METROPOLI

Contestata la posizione di Forza Italia, mentre l'arrestato si autospende dalla commissione urbanistica

Caso Terzi, An con i magistrati

La Russa a Palazzo Marino: ma quale complotto, non è Berlusconi

E. So., Pa. B.,

MILANO - «È comunque un campanello d'allarme e il centrodestra deve essere più attento degli altri nella scelta dei suoi uomini». Ignazio La Russa, leader lombardo di An, commenta il caso Terzi e va oltre le parole di «sincera solidarietà» verso il consigliere comunale di Forza Italia, arrestato per una presunta tangente di 250 milioni ricevuta nel '97, quando era assessore a Bresso.

La Russa insiste: «Sono confortato dal ruolo di Albertini, che sulla questione morale ha dimostrato la nostra stessa sensibilità». E attacca Forza Italia: «Un complotto? Beh, direi che bisogna avere il senso della misura. Va benissimo sostenere che ci sia un complotto su Berlusconi, ma su Terzi... No, noi non critichiamo la magistratura».

La vicenda ha tenuto banco anche ieri in consiglio comunale. Il presidente, Massimo De Carolis, ha comunicato che Terzi (visitato in carcere dall'assessore Scalpelli e dall'onorevole Tiziana Maiolo) si è autosospeso da presidente della commissione urbanistica. Ma la polemica era già montata. Mentre la Lega issava a pochi metri da Palazzo Marino un manifesto emblematico («Con Forza Italia torna il rumore delle manette»), i giovani azzurri denunciavano la «vergognosa speculazione». Durissima la sinistra. Il verde Basilio Rizzo ha denunciato «il disprezzo per ogni controllo», «l'arroganza del potere» e «la politica come status symbol»: «Vi parlo come consigliere più anziano - ha detto agli azzurri -. Vedo cariche assegnate per amicizia: oggi l'Amsa, domani la Cariplo. E vedo il ritorno degli architetti da riporto...». Più moderato il ds Fiano, che ha insistito sull'importanza delle regole. Mentre per Giovanni Occhi di Rifondazione, «la maggioranza ha già scaricato Terzi».

Intanto l'inchiesta prosegue, con indagini patrimoniali puntate sui movimenti in contanti di Terzi. Ieri in carcere l'architetto Ugliola, presunto intermediario della tangente, si è difeso sostenendo che i 250 milioni, incassati senza firmare alcun progetto, si spiegherebbero con una «collaborazione informale, non documentabile». L'inchiesta riguarda anche le «coperture» in Regione. E ieri i verdi Monguzzi e Crippa, con un'interrogazione urgente, hanno chiesto a Formigoni di «fare chiarezza» soprattutto sugli 8 miliardi di sussidi concessi alla lottizzazione di Bresso. La Procura indaga su una tangente di «800 milioni» per ignoti «amici», che corrisponde esattamente al 10% del finanziamento regionale.

Didascalia:
  • Giovanni Terzi


La questione RAM