DOCUMENTO DONNE

Approvato dall'Assemblea Provinciale delle Donne DS del 10.11.1999

Noi donne Democratiche di Sinistra della Federazione di Varese ci sentiamo impegnate nella costruzione di una grande forza di sinistra riformista e pluralista, frutto dell’incontro e dell’unione tra le culture storiche della sinistra e quelle più recenti dell’ambientalismo, dell’emancipazione femminile, del femminismo, della solidarietà e dei diritti umani e civili.

Una grande forza di sinistra facente parte dell’Internazionale socialista, che sia in grado di intervenire sui principi, sulle regole e sulle modalità di sviluppo mondiale avendo come obiettivi un rapporto più equo tra Nord e Sud del mondo, uno sviluppo economico sostenibile, il raggiungimento di un equilibrio ecologico e ambientale, il rispetto dei diritti umani, civili e sociali, la convivenza tra i popoli, la multiculturalità, l’espansione e la qualificazione delle libertà e della dignità degli individui.

Una grande forza di sinistra capace di governare i processi di mondializzazione e globalizzazione dell’economia armonizzandoli con la libertà, la democrazia, la giustizia sociale.

Vogliamo che si costruisca una grande sinistra di governo, affinché sia possibile anche in Italia, come negli altri Stati europei un’alternanza vera alla guida del nostro paese.

Il governo Prodi, grazie anche alle scelte difficili e ai sacrifici affrontati negli anni precedenti dal sindacato e dai lavoratori, è riuscito ad evitare il collasso finanziario e ad avviare il risanamento, che ha portato il nostro paese ad essere tra i protagonisti dell’istituzione della moneta unica, primo passo verso una reale e concreta unificazione europea.

Abbiamo potuto, quindi, partecipare a pieno titolo alla costruzione di un’Europa democratica, che, auspichiamo, abbia sempre più peso politico.

Il governo D’Alema, dopo la caduta del governo Prodi causata da Rifondazione Comunista, ne ha raccolto l’eredità, compiendo, così, un grande atto di responsabilità non solo nei confronti del nostro paese, ma anche del progetto del nuovo Ulivo, che deve raccogliere tutte le forze del centro-sinistra.

Quel passaggio ha evidenziato nuovamente la fragilità del sistema elettorale italiano. Vogliamo che i governi che si succederanno alla guida del nostro paese abbiano la reale ed effettiva possibilità di governare fino alla fine del loro mandato, possibilità che riteniamo essere assicurata solo da una compiuta riforma elettorale in senso bipolare.

Gli anni di Tangentopoli, gli anni della degenerazione dei partiti, hanno contribuito fortemente a diffondere un’enorme sfiducia e disaffezione da parte degli italiani e soprattutto delle donne e dei giovani nella politica e nelle istituzioni, causando un crescente astensionismo e il conseguente deficit di rappresentanza dei partiti.

E' necessario quindi aprire una nuova stagione politica carica di valori e d’entusiasmo rimotivando la partecipazione delle donne al progetto di modernizzazione e d’innovazione del nostro paese in un’ottica di democrazia paritaria.

Dobbiamo riconoscere che tra le caratteristiche peculiari del nostro secolo vi è quella della crescita delle donne e della loro soggettività, che ha portato a profondi cambiamenti nell’organizzazione sociale e familiare e nel senso comune, uniti ad una femminilizzazione d’ogni settore della società con una crescente presenza della donna nel mondo del lavoro anche in quei campi dove è richiesta un’elevata professionalità.

Le donne italiane sono più qualificate professionalmente, ottengono dei voti migliori e sono più istruite rispetto ai loro coetanei maschi, ciò nonostante il tasso di disoccupazione femminile resta tra i più elevati d’Europa e nel Sud della nostra penisola arriva fino al 65%.

Un altro elemento preoccupante è dato dal fatto che in Italia moltissime donne non appena diventano madri sono costrette ad uscire definitivamente dal mercato del lavoro oppure non tentano neanche di farne parte. In Lombardia, per esempio, sono circa 5000 le donne che nel 1998 hanno dato le dimissioni durante il primo anno di vita del loro bambino.

I dati sulla povertà nel nostro paese fanno, inoltre, rilevare che la povertà si sta sempre più tingendo di rosa con un’elevata presenza di donne sole con o senza figli.

Siamo in presenza, quindi, di un paradosso: in una società, dove le donne non sono più soggetti deboli, ma diventano una risorsa per tutto il paese, continuano a sussistere le barriere culturali e di organizzazione sociale che di fatto penalizzano le donne e le relegano in posizioni di netta inferiorità sociale.

La maternità, per esempio, è diventata un’ardua impresa perché spesso significa dover accantonare per sempre la propria realizzazione personale e autonoma all’interno della società. Sulle donne pesa, infatti, ancora l’onere di occuparsi della cura della casa, della famiglia, della prole, degli anziani e, quindi, il lavoro per un'ovvia questione di tempi diventa esclusivamente una necessità economica per il sostentamento della propria famiglia e, come tale, quindi, approvato dal sistema sociale, che, però, fornisce pochi supporti alle donne per quanto riguarda l’attività di cura. In questa situazione per far quadrare i tempi familiari numerose donne si trovano a dover accettare posizioni lavorative marginali ed inferiori rispetto alle loro capacità. Ciò costituisce un aspetto negativo perché la società stessa ne esce privata in termini di risorse innovative e di sviluppo.

I problemi che poniamo e che chiediamo, quindi, alla nostra federazione di inserire nella propria agenda politica per creare una società più giusta ed equilibrata e per risolvere alcuni elementi di crisi della nostra democrazia evidenziati dal progressivo allontanamento della politica di un numero sempre crescente di cittadini, in maggioranza donne, sono quelli:

Nei paesi europei il voto femminile ha dato un contributo determinante alla vittoria della sinistra, ma quei partiti di sinistra hanno saputo rinnovarsi anche culturalmente inserendo nella loro agenda politica le politiche di genere e modificando in relazione a ciò la composizione dei loro gruppi dirigenti.

E’ vero che il governo Prodi per primo ha istituito il ministero delle Pari Opportunità, è vero che il governo D’Alema ha innalzato il numero dei ministeri a guida femminile ed ha aumentato in generale la presenza di donne con incarichi di rilievo, alle quali va il nostro ringraziamento per aver valorizzato con il loro contributo il prestigio femminile e la qualità dell'azione di governo, ma tutto ciò non basta, perché al contrario all’interno dei partiti la presenza femminile nei gruppi dirigenti e nei luoghi decisionali è marginale.

Affinché prenda slancio il processo di rinnovamento del nostro partito anche a livello provinciale chiediamo quindi: