Congresso della Federazione provinciale di Crema
(24 - 25 gennaio 1997)
Via Bacchetta, 2 - 26013 CREMA
Tel. 0373 / 200812 - 202832 - Fax 0373 / 200647

Relazione di Agostino Alloni 

Segretario Della Federazione del PDS di Crema

Saluto le compagne e i compagni partecipanti ai lavori di questo nostro Congresso. 

Saluto gli invitati, le delegazioni e la stampa presente, il presidente della Provincia GianCarlo Corada, il consigliere regionale Beppe Tadioli e il capogruppo lombardo del PDS Fabio Binelli che seguirà i lavori del Congresso, i compagni della federazione di Cremona con il Segretario Luciano Pizzetti, l'on. Gianni Risari, il "nostro" parlamentare Sergio Trabattoni, i sindaci e i consiglieri comunali e provinciali. Un caro ricordo per i tanti compagni che in questi anni ci hanno lasciato per sempre pur rimanendo vicino ai nostri cuori. Solo il nome di due militanti Teresa Fascina di Crema e Giuseppe Piacentini di Sergnano, molto diversi tra loro per storia e cultura per ricordare i tanti che hanno consentito con il loro impegno e con il loro entusiasmo di rafforzare il PDS, consolidare la democrazia, far vincere l'Ulivo.

I Congressi di base 

Arriviamo a questo nostro appuntamento dopo aver discusso tra dicembre e gennaio i documenti congressuali in trentotto Congressi di Sezione. Un lungo e operoso dibattito che ha visto la partecipazione di circa 400 iscritti e di numerose presenze esterne tra forze politiche e sociali. Un confronto ricco e articolato che è andato ben aldilà della discussione sui documenti congressuali per soffermarsi su altri aspetti che riguardano molto da vicino il nostro territorio e la vita dei suoi residenti. Sono stati discussi e approvati da singole "Unità di Base" documenti diversi e contributi originali al nostro dibattito, che riguardano gli enti locali, la crisi produttiva ed occupazionale del cremasco, i rapporti del PDS all'interno dell'ulivo e con le altre forze della sinistra italiana. 

Il Congresso è stata l'occasione, forse la più importante, per riportare la politica al centro dell'attenzione pubblica. Nei nostri comuni la discussione politica in questi ultimi anni si è limitata ai temi amministrativi ed anche il confronto tra i partiti e tra questi e la società civile si è di fatto dissolto. 

Le cause sono diverse anche se le principali si possono riassumere nell'allontanamento dei cittadini dalla politica a seguito dell'impatto tangentopoli, del successivo dissolvimento dei partiti che hanno fatto la storia dell'Italia (nel bene e nel male) negli ultimi cinquant'anni e, infine, della mancanza di una reale democrazia dell'alternanza nel nostro sistema politico. Una sorta di democrazia bloccata che ha creato dissensi all'economia e non ha consentito il ricambio delle classi dirigenti.

Il cittadino e la politica 

La sezione del PDS è rimasta in moltissime realtà l'unico vero riferimento politico, svolgendo un ruolo importante sia dal punto di vista culturale che informativo. Queste sezioni hanno svolto negli ultimi anni un ruolo decisivo per la democrazia e hanno dato un contributo determinante a rimettere in gioco la politica come la vera protagonista delle scelte che riguardano la vita di tutti i giorni, dai luoghi di lavoro al rapporto tra i cittadini e la pubblica amministrazione. 

Certo, le sezioni hanno bisogno di essere rinnovate, di dotarsi di nuovi strumenti per fare politica, quest'ultima deve ancora cambiare se vuole riconquistare il proprio ruolo centrale, ma intanto è giusto rilevare l'importanza di questi veri e propri "avamposti della politica". 

In Italia dal 1985 al 1995 l'insieme degli iscritti ai partiti si è ridotto di due terzi, si è passati da cinque milioni ad un milione e settecentomila. Di questi circa il quaranta per cento sono iscritti al PDS. Così è anche la situazione nel cremasco. Con quasi milleottocento tesserati, tra PDS e Sinistra Giovanile, il nostro è di gran lunga il partito più partecipato. 

L'esito di questa frattura viene evidenziato anche dal proliferare dei "Comitati per ....." che il più delle volte nascono invece per essere contro e per difendere questo o quell'interesse, spesso parziale e non sempre giustificato. 

Oggi il cittadino da un lato tende a rifiutare la delega in bianco "ai politici", dall'altro è indisponibile ad impegnarsi di persona. Si affermano così nuove forme di partecipazione che puntano a diventare influenti gruppi di interesse : nei comuni nascono, appunto, i comitati ; a livello nazionale sono le associazioni di categoria, dei consumatori ecc. Chi fa politica si esprime attraverso forme nuove che spesso rappresentano interessi particolari e individuali. 

Anche grazie al dibattito favorito dal nostro Congresso e per le prospettive in esso contenute mi pare di poter affermare che ci sia una ritrovata disponibilità dei cittadini ad invertire questa tendenza. 

Si apre una nuova stagione 

Ciò è senza dubbio il risultato delle nuove speranze alimentate dalla formazione del Governo dell'Ulivo e dello sdoganamento della sinistra al governo del Paese ; è frutto della vittoria nel referendum del '92 sulla modifica del sistema elettorale, l'ultima consultazione referendaria utile prima dell'inizio della "stagione degli abusi" a cui è soggetto questo importante strumento di democrazia popolare ; è il risultato della "stagione dei sindaci", eletti direttamente dai cittadini e che hanno ridato fiducia all'istituzione dei comuni. 

Un'occasione storica che Crema ha mancato per un soffio, di cui parlerò più avanti, negando la maggioranza dei consensi allo schieramento progressista. La Lega ha poi mostrato tutta la sua incapacità amministrativa e solo oggi viene avvertita con chiarezza tra i cittadini, tra le forze economiche e sociali le opportunità che non sarebbero sfuggite al nostro territorio se a prevalere fosse stata la candidatura a sindaco di Renato Strada. 

L'esito dei Congressi di base, forse scontato anche per la mancanza di un documento alternativo, ha visto un larghissimo consenso per la mozione D'Alema, che anch'io condivido. 

Si tratta ora di dare gambe a queste proposte, di rendere concreti gli obiettivi strategici della nostra discussione per : governare l'Italia ; costruire il nuovo partito della sinistra europea ; rafforzare e far crescere l'Ulivo.

Governare il paese 

Il voto del 21 aprile ha aperto una nuova fase nella politica del paese. 

Per la prima volta si è riusciti a coniugare le ragioni della sinistra con la necessità di una riforma profonda dello Stato e la ricerca di nuovi asseti economici e sociali. Con l'Ulivo ha vinto una coalizione nella quale sono confluite, senza annullarsi, ragioni, identità, culture differenti. Oggi l'Ulivo deve affrontare una prova decisiva : governare il paese secondo criteri di efficienza ed equità, completare l'opera di risanamento dei conti pubblici, avviare le necessarie riforme per un rilancio dello sviluppo su basi nuove. 

Bene ha fatto il Governo Prodi ad affrontare con decisione il disavanzo pubblico ed avviare con forza e coraggio un'azione di risanamento dell'economia. La manovra finanziaria del governo è stata dura ma per la prima volta si è presentata anche equa. L'azione responsabile dei Ministri Ciampi e Visco ha cominciato a produrre risultati positivi, sull'inflazione, sul costo del denaro e sull'economia più in generale. Sono stati raggiunti in pochi mesi risultati positivi sorprendenti che fanno ben sperare su un possibile ingresso dell'Italia in Europa fin dal primo momento. 

Il lavoro dell'esecutivo deve proseguire e Prodi deve governare per tutta la legislatura. Leader e coalizione devono però conquistare più autorevolezza, più coesione politica, maggiore dinamicità e risolvere positivamente quel deficit di informazione e di immagine che appare chiaro agli occhi di tutti gli italiani.

L'obiettivo Europa 

Le premesse per un vero rilancio economico del nostro paese sono ora dispiegate e risulta francamente incomprensibile l'atteggiamento ostile della Confindustria verso il rinnovo del contratto dei metalmeccanici che pure rispetta i parametri sottoscritti tra le parti sociali e il governo nel Luglio del '93. 

L'obiettivo Europa non va mancato. 

Le nuove sfide della globalizzazione e della rivoluzione tecnico-scientifica che sta mutando il nostro modo di produrre, le strutture sociali, i sistemi di regolazione, gli assetti di potere vanno affrontati avendo come riferimento un ambito extranazionale, appunto quello dell'Europa. Senza un governo forte, democraticamente determinato questi processi possono innescare nuove diseguaglianze, ampliare elementi di insicurezza specie negli strati più deboli della popolazione. 

L'Europa è dunque il nostro orizzonte strategico se non vogliamo subire l'impatto delle trasformazioni in atto. Senza l'Europa l'Italia non reggerebbe le sfide dei mercati mondiali in forte espansione come quelli del sud-est asiatico e della Cina in particolare. 

Entrare in Europa è decisivo per l'economia della nostra nazione per lo sviluppo futuro. Uno sviluppo socialmente e ambientalmente sostenibile, che tenga conto del limite delle risorse naturali, che non determini guasti irreparabili all'ecosistema e alla salute dei cittadini. 

Le sfide della globalizzazione dei mercati si vincono all'interno dell'Europa. Rimanere esclusi significherebbe colpire il prestigio e la credibilità del Paese, mancare al tavolo attorno al quale verranno assunte le decisioni più importanti in campo economico e finanziario. Si rinnoverebbe l'immagine di un Italia inaffidabile ottenendo come effetto l'allontanamento degli investitori, il rialzo dei tassi di interesse e la ripresa vertiginosa del debito pubblico con quello che ne consegue in termini di sviluppo, di occupazione, di servizi. 

L'Italia da sola non vincerebbe le sfide per l'innovazione ; i mercati e il sistema produttivo nazionale non reggerebbero la sfida in parte annunciata e in parte ancora da esplodere che è rappresentata dalle economie incontrollate ma in forte espansione dei paesi in via di sviluppo.

Mercati ricchi e poveri 

Paesi con forme di democrazia non consolidata in cui il conflitto sociale viene represso, nei quali i diritti primordiali dei lavoratori vengono calpestati e lo sfruttamento del lavoro è pane quotidiano. Paesi pieni di mille contraddizioni che hanno imparato solo quello che di negativo ha loro imposto il sistema capitalistico. Paesi in forte espansione demografica, con costi di produzione quasi inesistenti, con un PIL (Prodotto Interno Lordo) in forte crescita. Per la prima volta, quindi, il panorama dell'economia mondiale vedrà esplodere questa contraddizione : mercati poveri in espansione, mercati ricchi in crisi. 

L'argomento non può certo essere affrontato solo da un punto di vista economico. La violazione dei diritti civili e dei più fondamentali principi di solidarietà, democrazia e libertà di milioni di cittadini sfruttati e affamati , la maggioranza dei quali sono bambini, non ci può lasciare indifferenti. Parlare di globalizzazione significa anche, deve significare anche, affrontare con decisione questo dramma internazionale. 

Il problema della mancanza dei più elementari diritti democratici in altre parti del mondo è un problema che ci deve riguardare tutti da vicino. A questo proposito condivido quanto scrive Bobbio nel suo ultimo libro :"Il problema della democrazia all'interno dei singoli Stati è strettamente connesso a quello della democrazia nel sistema internazionale. Il "futuro della democrazia" risiede oggi più che mai nella democrazia del sistema internazionale".

La cooperazione internazionale 

Un capitolo a parte meriterebbe il tema della cooperazione allo sviluppo e della solidarietà internazionale. 

Un tema a noi caro tant'è che buona parte dei nostri iscritti ha favorito la presentazione dell'apposito contributo allegato al documento congressuale nazionale. E' grazie a persone coraggiose, sensibili e altruiste come il dott. Claudio Ceravolo se la cooperazione italiana è ancora oggi presente in alcuni paesi del III° e IV° mondo. Persone che rischiano la vita per portare aiuto a popolazioni che vivono ben al di sotto del minimo vitale. Uomini e donne che hanno fatto della solidarietà una delle proprie ragioni di vita e che quasi sempre operano in organizzazioni non governative (ONG). 

Dopo gli scandali di tangentopoli che hanno toccato duramente anche la cooperazione, l'Italia non ha oggi una vera e propria politica di solidarietà nei confronti dei paesi poveri del mondo. Eppure questo è un settore di intervento che potrebbe ridare credibilità internazionale al nostro paese, favorendo processi di pacificazione e di affermazione dei più fondamentali diritti umani e civili. L'Italia deve dotarsi di un proprio progetto, deve decisamente aumentare le disponibilità di bilancio impegnandosi per la riduzione della povertà, per la promozione dello sviluppo umano e sostenibile, deve battersi per la riduzione del debito dei paesi più poveri.

L'Europa politica 

L'integrazione europea non può riguardare la sola moneta. Il rischio è che il solo vincolo monetarista serva da orientamento per le politiche sociali dei singoli paesi. 

Deve crescere l'Europa politica e con essa vanno affrontate nuove strategie per il lavoro e nuove forme di coesione sociale. Lavoro e produzione, Welfare State : grandi questioni sulle quali il governo e la sinistra sono chiamati ad interventi straordinari, a ricercare soluzioni innovative, a dare risposte concrete. 

Il lavoro, la creatività, lo spirito di iniziativa di tanta parte del popolo italiano si sono scontrati con una pubblica amministrazione inefficiente, una burocrazia repressiva e una sorta di giungla legislativa. Lo stato sociale ha finito con l'essere finanziato dal debito pubblico ; il sistema fiscale è stato uno dei più iniqui ed inefficienti ed ha prodotto grandi fette di evasione ed elusione. 

La prima fase dell'iniziativa del governo Prodi è stata caratterizzata dagli interventi di risanamento finanziario. Ora occorre puntare decisivamente su quegli aspetti strutturali che hanno alimentato la crisi del nostro paese sia in termini economici che sociali ; servono riforme e interventi decisivi, in grado di dare risposte al dramma della disoccupazione, occorre definire un nuovo stato sociale che non sostenga, come fa ora, unicamente i soggetti garantiti, alimentando tensioni e incomprensioni tra lavoratori e tra generazioni.

Il lavoro cambia 

I lavoratori impegnati a tempo pieno per tutta la vita nella medesima attività e nello stesso luogo di lavoro tendono ad essere sostituiti da un inquadramento flessibile ; aumenta la disoccupazione, si moltiplicano le forme contrattuali non legate al Welfare. Sono pochi i giovani che ottengono oggi un posto fisso e un contratto di lavoro a tempo pieno, i più si collocano nella fascia dei cosiddetti lavori atipici, di consulenza, di collaborazione, nel territorio, nell'editoria, nei servizi, nella ricerca, nell'informazione, nell'industria. 

Questi elementi di grande novità si affermano sempre più e si assommeranno allo squilibrio già esistente tra aumento del tempo di vita e la riduzione drastica delle nascite. 

Il risultato è chiaro : così come pensato il Welfare non potrà mantenersi. Si dovrà trasformare da sistema di protezione e di assistenza in quello di promozione sociale, con interventi che aiutino la famiglia e le categorie meno protette. Il rischio da evitare è la contrapposizione tra nuove e vecchie generazioni, che categorie produttive si proteggano, come già è successo, a discapito di chi non ha un lavoro. Ciò significa riconsiderare il ruolo sociale delle categorie garantite per favorire un nuovo modello di stato sociale, a partire da una nuova politica di sostegno per il lavoro che, non dimentichiamolo è lo strumento più importante per affermare la propria dignità e la realizzazione di se stessi. 

Un lavoro che, come già detto, cambia, rompendo i vecchi riferimenti culturali della sinistra. Una rivoluzione figlia della mondializzazione dei mercati alla quale la sinistra deve rispondere in modo innovativo, con nuovi modelli di sviluppo e nuove politiche occupazionali. 

L'obiettivo primario dev'essere quindi quello della piena occupazione fondato su una decisa politica di riduzione dell'orario di lavoro in tempi relativamente brevi, utile questo anche per una diversa riorganizzazione dei tempi di vita, su politiche di sostegno ad attività socialmente utili, aiutando l'imprenditoria e la cooperazione no-profit, la formazione professionale adeguata alla richiesta delle imprese. Ma il vero banco di prova per la sinistra sta nel governare la sfida della flessibilità intesa come articolazione del tempo e dello spazio, legittimando giuridicamente i "contratti mobili", sostenendo e tutelando le nuove figure professionali attraverso nuovi rapporti contrattuali : contratti a termine, par-time, lavoro interinale e di collaborazione. Si tratta, insomma, di favorire in una realtà garantita e tutelata i "nuovi lavori", da trovare, da inventare, da moltiplicare, puntando decisamente in futuro sulla formazione dei cittadini. 

Scuola e formazione 

Oggi la più grande fonte di potere consiste nel conoscere, nel saper fare, nella coscienza critica e nella cultura. Siamo alle porte del III° millennio e l'economia è mobile e globale, viaggia sulla strada della telematica e dell'informazione, è attiva senza confini di tempo e di spazio. 

Le risposte che la sinistra deve dare non possono più essere quelle del passato. Occorre dinamicità, innovazione, capacità di progetto, nuovi strumenti istituzionali e di garanzia sociale e l'ambito di intervento è quello europeo, internazionale. 

Ecco perché va salutata positivamente la proposta di riforma dell'intero sistema scolastico avanzata dal ministro Berlinguer. E' un passaggio storico verso la scuola del futuro con l'innalzamento dell'obbligo scolastico, il rafforzamento della formazione professionale non più intesa come scuola di serie B, il recupero del deficit in termini di diplomati e laureati rispetto al resto delle nazioni europee, una diversa organizzazione della scuola dell'infanzia e di quella primaria nonché del ciclo secondario diviso in due parti con un triennio di orientamento obbligatorio. 

E' una riforma attesa da anni, è una buona base di partenza che dovrà vederci tutti impegnati nelle prossime settimane in un serrato confronto teso alla definizione di un vero e proprio progetto da portare in Parlamento in tempo utile per poter partire dal prossimo anno. Le sfide che l'Italia deve affrontare per entrare nel terzo millennio alla pari con le altre nazioni europee e mondiali verranno perse in partenza se non si riuscirà a riformare, finalmente, il nostro sistema scolastico. Una scuola come fattore decisivo e strategico per lo sviluppo e il mantenimento dei livelli produttivi ed occupazionali del nostro Paese. 

Una scuola che deve fornire un approccio sistematico alla conoscenza, che deve offrire ai giovani le chiavi per la lettura dei dati, la capacità di orientarsi e di appropriarsi degli elementi necessari per la crescita, per l'impostazione dei problemi e la scelta dei settori ai quali dedicare un approfondimento. 

Le altre riforme 

Nel campo delle riforme che l'Ulivo dovrà avviare entro il '97 devono trovare spazio la riforma della giustizia e quella fiscale. I cosiddetti provvedimenti Bassanini in materia di semplificazione dei rapporti tra cittadino e pubblica amministrazione devono, partendo dalle esperienze in atto trovare una più organica applicazione. Molti provvedimenti sono rimasti solo buone intenzioni. La stessa legge 241 del 1990 è ancora largamente inapplicata sia a livello locale che nell'amministrazione centrale. Lo snellimento delle procedure, l'ufficio per le relazioni con il pubblico, il difensore civico e gli altri provvedimenti in materia di tutela dei diritti del cittadino di fronte alla burocrazia non hanno ancora ottenuto l'esito sperato. A partire dalla situazione del nostro territorio e di Crema in specifico. In città l'attuale giunta leghista non è stata finora in grado di avviare uno, dico uno, dei provvedimenti capaci di abbassare quella barriera burocratica che ancora tiene lontano il cittadino dalla pubblica amministrazione. Siamo all'incapacità più assoluta. 

Bisogna avvicinare il cittadino alle istituzioni, il cittadino deve diventare amico di queste, non deve assolutamente averle contro. Occorre cambiare, finalmente, la concezione del cittadino che ha solo doveri rispetto agli uffici pubblici : il cittadino deve invece essere considerato un utente dei pubblici servizi, con il diritto ad avere risposte certe in tempi certi, servizi efficienti e di qualità. 

La riforma fiscale in parte già delineata dai provvedimenti allegati alla nuova finanziaria approvata a fine anno dal Parlamento va resa organica. Il principio del federalismo fiscale a livello regionale e comunale va meglio definito. Insieme ad una reale autonomia del prelievo e della redistribuzione delle risorse a livello locale va previsto un riequilibro solidaristico a livello nazionale. Il peso fiscale va ridotto e qualificato : evasione ed elusione vanno battute non solo con la repressione dei reati ma anche con una diversa cultura dei contribuenti che hanno bisogno di recuperare fiducia nei confronti di un'amministrazione finanziaria che deve acquisire credibilità. Non si può prendere in giro il lavoratore autonomo con mille tasse. La strada imboccata con l'IREP è giusta ma serve una ulteriore semplificazione fiscale. Gli artigiani e i commercianti non devono avere bisogno tutti i giorni di rivolgersi ad un consulente. 

Sulla giustizia la strada da perseguire è quella indicata dalla proposta del ministro Flick che però va resa più esplicita. Anzitutto va migliorato l'organico oggi largamente insufficiente, vanno definite le responsabilità disciplinari anche a carico dei magistrati, bisogna distinguere più chiaramente le funzioni tra Pubblico Ministero, giudici e avvocati, va ridotto il carico penale e trovate forme alternative al carcere, va tenuta ben distinta l'autonomia della magistratura e della giustizia nel suo insieme dal potere esecutivo. Bisogna far svolgere i processi. Serve una giustizia giusta. Per ottenere questo occorre abbassare la temperatura attorno ai giudici, serve più pacatezza, meno protagonismo e più discrezione. 

La democrazia dell'alternanza 

Care compagne, cari compagni, dicevo all'inizio di questo mio intervento, della necessità per l'Italia di completare le riforme elettorali e di iniziare a definire quelle istituzionali col fine di ottenere una vera democrazia dell'alternanza : senza alternativa reale la democrazia rimane bloccata. 

La riforma elettorale del '93 e del '94 ha avuto un duplice esito : positivo per i comuni e negativo sia per le regioni che per l'elezione del Parlamento. 

Va giudicata con favore la soluzione adottata per le realtà locali con l'elezione diretta dei sindaci ed il premio di maggioranza che consente di governare i comuni con la necessaria tranquillità, garantendo nel contempo le opposizioni. 

Negative e pasticciate le soluzioni adottate per regioni e Parlamento. 

Va decisamente perseguito un sistema elettorale che dia garanzie di maggioranza alla compagine che esce vittoriosa dal confronto elettorale, che favorisca le alleanze e quindi la semplificazione del voto per i cittadini (proprio l'inverso del sistema adottato per i consigli regionali). Concordo pienamente sulla proposta di inserire il turno di ballottaggio, sulla necessità di legare l'elezione dei parlamentari alla definizione di una squadra di governo, di un premier e, quindi, di un programma di legislatura. In questo modo gli elettori sarebbero in possesso di tutte le informazioni utili per poter scegliere con chiarezza chi votare, con quale programma, con che alleanze, con quali persone. Non sono favorevole alla elezione diretta del presidente della Repubblica anche se, all'interno della discussione che si aprirà nella Bicamerale, potrà uscire una proposta di mediazione che insieme valuteremo al momento.

Nasce il nuovo Stato 

Sulle riforme istituzionali, ancora una volta, il centro destra ha mostrato tutte le proprie ambiguità. Già era successo durante il tentativo di Maccanico di formare il "governo per le riforme". Nelle settimane scorse si è nuovamente rivelato il volto della destra italiana e le vere intenzioni del Polo. Si gioca al tanto peggio tanto meglio con l'unico obiettivo di cambiare tutto per non cambiare nulla, cercando in ogni modo di far cadere il governo Prodi e trarne così un beneficio elettorale, senza considerare che una nuova competizione avrebbe esiti disastrosi sull'intera economia e sul sistema istituzionale e democratico italiano. 

Maggioranza e opposizione devono impegnarsi insieme per cambiare la seconda parte della nostra Costituzione che va mantenuta nei suoi caratteri principali, nei suoi valori e nei suoi ideali tanto cari ai padri della nostra Repubblica, nata dalla lotta partigiana e antifascista, ancora oggi da difendere come ha fatto fino all'ultimo il cattolico Dossetti e continuano a fare ancora adesso i laici Bobbio, Valiani ed altri ancora. 

Non conosciamo nei contenuti le riforme istituzionali che la Bicamerale definirà. Possiamo però sperare in alcune decisioni sulle quali già esiste un largo consenso tra le forze politiche. Già ho detto del nuovo sistema elettorale, già ho parlato del federalismo fiscale che deve anche trasformarsi in vera autonomia istituzionale per regioni, provincie e comuni, lo Stato deve mantenere solo funzioni di indirizzo generale, di grandi interventi infrastrutturali, di riequilibro solidaristico, di difesa nazionale : basta con lo Stato invadente. Basta però anche con gli slogan secessionisti della Lega, pericolosi dal punto di vista sociale e inefficaci per l'economia padana. 

Già si può ridurre ad una sola Camera i due rami del Parlamento riducendo gli stessi deputati. Infine, e questo è molto importante, vanno adeguati gli strumenti legislativi e di governo ad una reale democrazia dell'alternanza : cioè chi ha la maggioranza in Parlamento deve poter governare. L'opposizione agirà in quanto tale e si deve preparare a diventare l'alternativa.

Il nuovo partito della sinistra 

Grande merito ha avuto il PCI di Occhetto a cogliere le grandi novità che hanno poi stravolto l'inizio degli anni '90, superando con coraggio un immobilismo che avrebbe compromesso il patrimonio storico e culturale e lo stesso futuro della sinistra italiana. Il progetto di svolta è però largamente rimasto incompleto. L'obiettivo principale di riunire la sinistra in un'unica grande formazione non è stato raggiunto, anche se il PDS oggi è una realtà complessa e molto variegata dove già convivono diverse sensibilità politiche. 

Oggi la proposta che D'Alema rivolge alle forze socialiste e riformiste, alla tradizione laica e liberale, alle culture cristiane del solidarismo cattolico, alle forze ambientaliste ed a quelle di Rifondazione Comunista originate dal PCI, è quella di unificare la sinistra italiana in una grande forza politica di impronta europea, capace di raccogliere in sé l'eredità di tutte le tradizioni della stessa sinistra. La proposta si rivolge a queste esperienze non per annullarne le specificità ma, al contrario, per valorizzarne l'autonomia e la forza. Schieramenti politici ancora troppo diversi tra loro anche se è altrettanto evidente l'esistenza di un comune orizzonte politico che deve man mano prendere il sopravvento sulle differenze di tutti i giorni. Il percorso è irto di difficoltà. Anzitutto vi è l'atteggiamento conservatore di Rifondazione Comunista che sembra non rendersi conto delle grandi trasformazioni in atto, delle nuove sfide che la globalizzazione del sistema produttivo sociale richiede, delle risposte innovative che vanno ricercate per non limitarsi a svolgere per sempre il ruolo di opposizione. Questo ritardo e la contemporanea responsabilità politica si ripercuotono negativamente sulla compagine governativa con l'esplodere di forti contraddizioni come quella sulla privatizzazione della STET con la bocciatura del provvedimento avvenuta in Parlamento. L'impressione è quella di un partito che voglia sfruttare una rendita di posizione fine a se stessa facendo pagare il dazio a chi come il PDS mantiene un atteggiamento di grande responsabilità e lealtà nei confronti dell'azione del governo. Sono contraccolpi gravi all'immagine e all'iniziativa della coalizione dell'Ulivo che non possono venir tollerati ulteriormente. Rifondazione Comunista deve rendersi conto che in gioco non c'è solo la coesione dell'Ulivo ma la credibilità della sinistra per la prima volta unita al governo del paese. 

Bertinotti non può pretendere che l'Ulivo venga meno rispetto al programma elettorale e al patto che ha sottoscritto con gli elettori. Quello è e deve rimanere la bussola di riferimento dell'azione del governo e non bisogna scandalizzarsi se ora su questo ora sul quel provvedimento si possono raccogliere una parte di voti delle opposizioni senza per questo dover pensare a mutamenti di maggioranza. Se Bertinotti non è d'accordo abbia il coraggio di trarne le conseguenze e si assuma fino in fondo le proprie responsabilità. Ogni forma di ricatto va rimandata al mittente. Rifondazione entri organicamente nella maggioranza accettando fino in fondo le proprie decisioni oppure rispetti i vincoli della democrazia parlamentare. 

L'Internazionale socialista 

Si tratta di costruire insieme la sinistra del domani cercando di combinare i suoi valori di libertà, giustizia sociale, eguaglianza con nuovi strumenti di innovazione politica capaci di allargarne il consenso. 

Il riferimento dev'essere senza indugi l'Internazionale Socialista dentro cui già convivono molti dei soggetti che oggi in Italia sono invece divisi tra loro. Un riferimento ideale in un mondo come già ho avuto modo di dire sempre più vincolato da un destino comune. Vanno ricercati obiettivi e strade comuni per arrivare alla formazione del nuovo partito. I tempi non potranno certamente essere brevi. 

D'Alema individua la forma del Forum permanente come strumento di dialogo aperto tra tutti i soggetti interessati al progetto. 

A livello locale mi pare più interessante lavorare su obiettivi concreti che coinvolgano personalità e soggetti politici ben definiti. I campi di intervento sono facilmente individuabili : si potrebbe partire con un progetto di rilancio del nostro territorio, passando per temi specifici che riguardano l'ambiente, l'agricoltura, il tempo libero fino ad affrontare insieme la scadenza elettorale che interesserà questa primavera i comuni di Rivolta d'Adda, Spino D'Adda, Pianengo, Izano, Cremosano, Campagnola Cremasca e quest'autunno Crema e Credera Rubbiano. 

Una nuova forma partito 

Intanto la forma partito del PDS dovrà necessariamente cambiare ed innovarsi se si vuole rispondere adeguatamente alle sfide che il nostro congresso ha lanciato alla sinistra e all'intero sistema politico italiano. Finora se ne è discusso poco. Spero si faccia con serietà e con più determinazione nell'assise nazionale di fine febbraio e noi avremo modo di ritornare sulla questione immediatamente dopo quando questa nostra stessa assemblea sarà chiamata ad eleggere i nuovi organismi dirigenti. 

Intanto va seguita la strada già avviata anche qui nella nostra federazione della costruzione di un partito aperto e moderno in cui far convivere le varie culture, le esperienze e le energie diverse della sinistra italiana. Un partito che assuma il concetto del "limite" del proprio ruolo. Un partito organizzato in modo non burocratico, con una struttura flessibile più snella e funzionale che consenta ai propri iscritti di fare politica, che sappia utilizzare, per dialogare con i propri iscritti e la società, tutti gli strumenti di comunicazione che le nuove tecnologie permettono, che riesca ad imporre seriamente forme di compartecipazione diretta con gli elettori, che consenta davvero una maggiore democrazia sulle scelte da compiere. Si tratta di costruire un partito non "soffocante" che si abitui a cedere parte della propria "sovranità" ad altre sedi senza per questo rinchiudersi in se stesso. Un partito aperto che, specie nelle realtà più piccole come la nostra sappia davvero dialogare con singole personalità, con gruppi e associazioni in modo permanente quasi a voler diventare un "partito coalizione". 

Rafforzare l'Ulivo 

Le elezioni del 21 aprile hanno determinato la vittoria dell'Ulivo. Una vittoria resasi possibile grazie al sistema elettorale. Il centro destra ha infatti ottenuto maggiori consensi e mantiene intatta la sua forza. 

Bisogna partire da questa considerazione se si vuole rafforzare e far crescere l'Ulivo. Una coalizione che non può, non deve rimanere solamente un cartello elettorale da rinverdire in caso di elezioni. 

No, questa sarebbe la strada maestra che ci porterebbe diritto verso future sconfitte. L'Ulivo è, deve diventare, una scelta strategica sulla quale occorre investire le migliori energie del paese. 

La proposta che è alla base di questo nostro congresso di unificare le forze della sinistra è un importante contributo per la costruzione di questo "nuovo" Ulivo. La stessa strada che mi pare si stia cercando di compiere al centro, con l'aggregazione delle forze moderate attorno al Partito Popolare. 

L'incontro di queste due anime anche diverse tra loro per storia e tradizione ma ricche di culture e valori può generare processi politici originali, per ora sconosciuti, ma certamente positivi, utili a ridare alle future generazioni nuove speranze di giustizia, di libertà, di progresso compatibile dal punto di vista economico, sociale, ambientale. 

La diversità delle forze che compongono l'Ulivo e tra queste un ruolo importante spetta a quelle ambientaliste, deve trasformarsi in ricchezza, in idee, in volontà programmatiche, in utile confronto caratterizzato da un ricco e forte pluralismo necessario per la definizione di ogni decisione al proprio interno. 

Nella prospettiva del sistema bipolare quella dell'Ulivo diventa quindi una scelta di importanza eccezionale. Insieme alla definizione di un programma di governo riformista, ambizioso e innovativo occorre contribuire all'affermazione di un nuovo modello di società sulla quale investire nuove energie e ricercare il necessario consenso.

L'Ulivo a Crema 

L'Ulivo è stata una felice intuizione e una positiva esperienza. Anche qui a Crema. I risultati sono stati eccellenti dal punto di vista elettorale con l'elezione di tutti e tre i candidati presentati. Nuove energie ed esperienze umane si sono incontrate in modo fecondo ed hanno collaborato per far vincere le ragioni ideali e programmatiche dell'alleanza. 

La nascita del CRLS (Centro di Ricerche Lombardia Sud) a Crema su iniziativa dei parlamentari Risari e Trabattoni è un valido contributo al confronto che all'interno dell'Ulivo deve rimanere aperto se si vuole dare respiro all'alleanza e se davvero crediamo che questa non si debba limitare alle sole iniziative elettorali. 

Il confronto deve ampliarsi e riguardare sempre più obiettivi ambiziosi, progetti credibili, idee per una società che si sta affacciando al III° millennio e che non può accontentarsi di risposte ormai superate. Per fare questo non sono sufficienti le parole. Occorre rimboccarci le maniche e lavorare, tutti insieme, in questa prospettiva. 

In tantissimi comuni del cremasco le forze del centro sinistra governano con sindaci e assessori. 

Le elezioni comunali di primavera 

Già in questi giorni stiamo lavorando per moltiplicare le stesse alleanze in vista del rinnovo amministrativo di questa primavera. Non ci interessano gli automatismi. Bisogna partire dalle positive esperienze maturate in questi anni e dalle ragioni più politiche che sono all'origine dell'alleanza per lavorare alacremente in questa direzione. Le ultime elezioni di Pandino, Soncino e Palazzo Pignano, in senso positivo e negativo, ci hanno confermato che il centro sinistra unito vince e diviso fa vincere la destra. Ci hanno anche insegnato un'altra cosa che le rigidità ideologiche non hanno più senso, che attardarci a difendere il passato non gioca a nostro favore, che bisogna orientarsi con decisione e coraggio verso il nuovo che avanza, cercando le ragioni che ci uniscono a scapito di quelle che ci dividono, puntando su candidati validi e onesti fuori da vecchi schematismi di partito, su buone squadre di assessori e consiglieri, su programmi ambiziosi ma anche comprensibili. Il manuale Cencelli va eliminato dalla nostra azione politica, ognuno di noi faccia un passo indietro e si confronti realmente e apertamente con le opzioni in campo. Dico questo in vista delle elezioni comunali di primavera rivolgendomi anzitutto a quelle realtà che in passato, proprio grazie a queste divisioni, hanno consentito alla destra di conquistare la maggioranza dei consensi. Il sindaco Grillotti, unica esperienza in Lombardia di un dirigente di A.N. a capo di una amministrazione comunale va sconfitto. Va smascherata la copertura "civica" dell'alleanza che l'ha espresso e che in questi anni si è sgretolata di fronte alle quotidiane contraddizioni politiche e amministrative ; lo schieramento di destra va battuto sul piano culturale e di governo presentando candidati e programmi credibili per la maggioranza dei rivoltani che, grazie allo scarso consenso tributato a Grillotti alle ultime politiche ha permesso la vittoria del candidato dell'Ulivo. 

A Spino, Pianengo, Izano e Cremosano già si sta dialogando per ottenere risultati positivi. Ed è quello che auspico per Crema.

Un progetto di lavoro per il cremasco ... 

L'obiettivo non può limitarsi alla sola conquista della maggioranza dei consensi, per ottenere un potere di governo fine a se stesso. 

La nostra aspirazione è quella di candidarci alla giuda delle realtà locali e di Crema in particolare perché vogliamo vincere la sfida contro la crisi che ha fatto regredire il nostro territorio in campo economico, occupazionale, dei servizi e delle infrastrutture, perché pensiamo di possedere progetti innovativi e nello stesso tempo ambiziosi che possono dare risposte positive ai cittadini cremaschi, alle categorie economiche e sociali che si aspettano un'inversione di tendenza per il futuro.

... e per la città 

Il centro sinistra è alla guida del paese, governa la provincia e molti comuni cremaschi. La conquista della maggioranza in città consentirebbe una sinergia decisiva per il tanto atteso decollo, per liberarci da quella camicia di forza che la miopia politica e culturale della Lega ha costretto il nostro circondario. Crema deve ritornare a svolgere le funzioni di città capo-comprensorio, di direzione territoriale complessiva rispetto alle grandi infrastrutture, di stimolo e di coordinamento delle piccole realtà di cui è ricco il cremasco. 

Ho in mente l'immagine di una città che funge da capocordata di una spedizione impegnativa con l'obiettivo di riportare in cima alla montagna le altre comunità che negli anni sono man mano discese a valle a causa del principio di gravità e in assenza di adeguate decisioni da parte dei soggetti deputati ad assumerle. Crema da tempo non svolge questo ruolo. E' diventata una pesante zavorra e la causa principale del ritorno a valle. Una pianura in cui l'aria comincia a mancare ; da qui la necessità di riprendere il cammino verso l'alto. 

Non voglio drammatizzare ma credo che la sfida per le elezioni amministrative di Crema previste fra un anno siano decisive per le sorti del nostro territorio e per i suoi abitanti.

In crisi lavoro e produzione 

Nel cremasco sono oltre 4000 gli iscritti alle liste di collocamento ma i disoccupati sono di più se è vero che diverse persone in cerca di lavoro non usano questo strumento ormai obsoleto. I dati parlano di una percentuale pari al 3,52% rispetto alla popolazione residente. Nulla di drammatico rispetto alla media regionale o nazionale, persino ottimi se li si paragona ai dati del sud Italia. In questi anni ed anche negli ultimi mesi però il numero è pesantemente lievitato. 

Le principali industrie metalmeccaniche hanno chiuso, quelle tessili sono in difficoltà, quelle agroalimentari sono in fase di ristrutturazione. L'Italfertil e l'Italrettile si trovano in grave crisi proprio in queste ore. 

A reggere le sorti della nostra economia sono rimaste le migliaia di attività artigianali e commerciali, anch'esse in difficoltà. 

Gli strumenti utilizzati come risposta sono stati utili ma ancora insufficienti. L'istituzione "dell'area di crisi" e la costituzione di "Reindustria" come strumento di gestione, l'apertura dell'università e le prospettive che ad essa sono legate, l'idea di un area produttiva attrezzata ad alta tecnologia di servizi sono tutte buone idee. Il grande lavoro di "tessitura politica" svolto da Corada è stato importantissimo anche per la gestione di crisi drammatiche come quelle delle Ferriera. La stessa Camera di Commercio è stata diretta ed orientata negli interventi in modo originale ed utile. Un ruolo fondamentale nella gestione di questa "crisi" è stato svolto dal sindacato. 

Ma ancora non ci siamo. Non voglio allarmare nessuno ma credo che la crisi del nostro territorio non sia ancora arrivata al capolinea. Le ristrutturazioni in corso per adeguarsi alle sfide della globalizzazione dei mercati possono ancora nuocere, la 

mancanza di adeguate infrastrutture non consente l'apertura di nuove iniziative industriali, la mediocrità dei servizi primari non aiuta certamente il rilancio. 

Anche il dato provinciale sul sistema creditizio da una lettura negativa della nostra economia. A fronte di un indice di depositi bancari del 132,68 abbiamo una media di rapporto impieghi-depositi dell'81,66. Ciò significa due cose : c'è ancora un notevole risparmio bancario e ,invece, un esiguo reinvestimento degli stessi depositi. Basti pensare che il dato regionale del rapporto impieghi-depositi è di 130,19, cioè di 50 punti più alto del nostro, a fronte di un indice di depositi pari a 126,60, di 6 punti più basso del nostro. 

Significa in sostanza che una enorme parte dei soldi dei nostri risparmiatori vengono reimpiegati in provincie e territori diversi dai nostri. Per essere più precisi voglio dire che i soldi dei cremonesi vengono dirottati per investimenti e iniziative imprenditoriali in altre provincie. 

Un progetto per il 2000 

Le risposte da dare per invertire questa combinazione negativa tra occupazione - produzione - credito sono diverse e variegate. 

Ci sono cause nazionali a cui occorre far fronte. Già ho detto in precedenza della necessità di favorire nuovi lavori e di garantirne lo stato sociale, di ridurre l'orario di lavoro, di favorire il terzo settore e le attività nonprofit, di investire sulla formazione professionale, sulla scuola, di battere la disoccupazione con interventi corposi. 

Ma qui servono risposte specifiche a livello di territorio. 

Occorre allora ben altro. Va eliminato il deficit che la nostra area ha dal punto di vista dei servizi. Manca una politica in questo settore per quanto riguarda la qualità e i costi dei servizi primari, per l'ENEL, la SIP, le Ferrovie, le Poste, le infrastrutture viarie e per tante altre necessità di cui hanno bisogno oggi coloro che intendono attivare iniziative imprenditoriali in proprio, a partire, appunto, dal sistema creditizio troppo ingessato e tutto rivolto al proprio interno. 

Manca progettualità capace di attirare su di se gli investitori che pure ci sono. Ad esempio la SPA che il comune di Crema doveva far partire anni fa potrebbe diventare uno dei maggiori investitori per il territorio. Certo per adeguare, i servizi dell'acqua e del gas ma anche per puntare sull'innovazione tecnologica. 

Così come succede a Cremona con l'AEM, oppure la stessa SPA potrebbe diventare l'azienda di riferimento per tutti i comuni vicini alla città e non solo per acqua e gas. 

C'è anche il Consorzio azienda (il vecchio CIC) che dovrebbe dal '98 divenire l'ente gestore di tutte le partite riguardanti la depurazione e i servizi raccolta e smaltimento dei Rifiuti Solidi Urbani ; una sorta di businnes attorno al quale verranno investiti decine di miliardi. 

Vanno elaborati progetti di alto profilo nel campo dei lavori socialmente utili. Finora i disoccupati o i cassaintegrati sono stati utilizzati dai comuni per lavori di routine, di sostituzione di altri dipendenti o ruoli assenti. Non è sufficiente. Discutiamo progetti originali, chiavi in mano, coinvolgiamo pubblico e privato, le cooperative sociali e i disoccupati. 

Infine una proposta che è già stata oggetto, anni fa, di uno studio sostenuto dall'allora parlamentare Renato Strada. 

Perché non favorire organicamente nel cremasco lo sviluppo del cosiddetto turismo minore ? Potrebbe essere questa la vocazione territoriale per il futuro ? Perché no ? 

Significa dotarsi di un progetto ambizioso che parta dalla considerazione che la nostra è un'area bella dal punto di vista ambientale, ricca d'acqua, di fontanili, di fiumi da recuperare, di zone da scoprire, di strade sterrate e piste ciclabili naturali, di cascine stupende, di percorsi originali, di fauna e flora ancora ricca, di una campagna agricola ancora mantenuta, di chiese, monumenti, centri storici, aziende di agriturismo, di osterie e trattorie tipiche.... 

Si tratta di mettere in relazione tutto ciò, di promuovere una informazione eccezionale e un'adeguata immagine regionale e nazionale. 

Siamo convinti che i risultati in termini di economia, di recupero ambientale e architettonico, di rilancio occupazionale e produttivo per una miriade di attività commerciali e artigianali non mancherà, a partire dagli alberghi e dalle trattorie, dai negozi fino ai tanti lavori che si potrebbero costruire e inventare tutt'intorno all'idea.

Centro e sinistra insieme 

Insieme al Partito Popolare, con i Verdi, con i gruppi delle diaspora socialista, con il solidarismo cattolico, con l'area laica e liberale, insieme a Rifondazione Comunista abbiamo il compito di candidarci alla guida della città. Per sostenere insieme un unico candidato a sindaco, con una squadra e un programma che tenga conto delle molteplicità di storie e culture che compongono la coalizione, senza simboli di parte ma attraverso lo strumento della lista civica, una per il centro popolare e cattolico, l'altra per quello progressista e di sinistra. Non ripetiamo l'errore del '93 quando le due anime che oggi sostengono l'Ulivo si sono divise e di fatto autoeliminate favorendo in questo modo la vittoria della Lega. I danni li stiamo misurando oggi. 

Diamo un'immagine solida della coalizione, dimostriamo quello che sappiamo fare per la nostra comunità. 

Costruiamo insieme le città del 2000.

Un grazie a tutti 

Care compagne, cari compagni, 

volgo al termine questo mio intervento. 

Devo ringraziare le tante persone che in questi anni hanno lavorato con me condividendo gioie e dolori. 

A partire dai più stretti collaboratori che spesso mi hanno amichevolmente sopportato, da Elvezia, Lina, Tina, Francesca, da Primo, Luigi, Paolo e Paolo, Enzo, GianCarlo, Gino, Sergio, fino a Renato Strada che si porta anche la responsabilità di avermi portato con se nel partito. 

Ringrazio tutti per l'aiuto e la collaborazione prestata. 

Non so se sono stato all'altezza dei compiti da svolgere. Spesso sono stato cosciente di non esserlo. Però ho sempre agito con onestà intellettuale cercando di coniugare le tante opinioni che, come giusto che sia in ogni organizzazione democratica, man mano si presentavano. 

Ce l'ho messa tutta, ho sempre pensato alla politica come passione, mai come un lavoro, una politica intesa come servizio, disponibilità, progettualità, impegno a favore del prossimo, della collettività, per costruire e mai per abbattere. Spesso l'ho fatto con troppo pragmatismo che deriva credo dalla mia formazione culturale, dalla mia storia. Non mi sono risparmiato, quello che ho dato è nulla al confronto di quello che ho ricevuto. Ho conosciuto compagne e compagni eccezionali per spirito, onestà, dirittura morale e intellettuale, per cultura e storia personale, per valori umani e ideali. Uomini e donne che mi hanno consentito di capire, conoscere, fare, dire, lavorare, che mi hanno insegnato ad essere riflessivo, a saper ascoltare, a decidere insieme. Una vera scuola di vita che auguro a tutti.

Le cose fatte 

Insieme abbiamo fatto cose bellissime e nello stesso tempo utili alla città, al territorio, ai cittadini. Dalla gestione diretta di tanti comuni, all'esperienza per certi versi entusiasmante dell'elezione di Strada in Parlamento, da quella di Corada in Provincia insieme a tre consiglieri provinciali, da Carla Spelta fino alla rielezione dei due parlamentari cremaschi nell'ultima consultazione. Abbiamo favorito la costituzione di cooperative nel campo sociale e dei servizi ed in quello dell'abitazione, sostenuto iniziative editoriali importanti ed innovative. 

La Festa Centrale de L'Unità è uno dei più belli appuntamenti culturali, sportivi e ricreativi di tutto il territorio ; è incredibile pensare che ci lavorano quasi 400 persone. 

Con questo congresso termina la mia esperienza alla guida del PDS cremasco. Dal '90 ad oggi è cambiato il mondo : può bene cambiare un segretario ! ! ! 

Non sono dimissioni. E' terminato l'incarico che avevo ricevuto sei anni fa, cioè un tempo pari a due mandati congressuali, un periodo equilibrato oltre al quale non andare. Ritengo sia un criterio giusto quello di mantenere il proprio impegno elettivo in un ambito di tempo ben definito. Sia in campo politico che amministrativo. Consente di coordinare l'attività per obiettivi, di "darsi un tempo" entro il quale realizzare questo o quel progetto, di verificare quello che tu fai. Il ricambio delle classi dirigenti è necessario, è utile stimolo per far emergere nuove energie, che pure ci sono e che spesso rimangono sotto il pelo dell'acqua, perché in superficie c'è qualcuno che non ti aiuta ad emergere . 

Non è una fuga. Rimango nel PDS, resto negli organismi dirigenti, mi darò da fare in altro modo, con altre responsabilità.

All'orizzonte c'è una nuova società 

La voglia di fare, l'impegno politico non viene meno. C'è ancora troppo lavoro, servono ancora troppe energie perché nel nostro paese si affermino e si consolidino quei valori di giustizia, di pace, di solidarietà e di equità per i quali a 15 anni ho cominciato a fare politica. Non mi fermerò certo adesso che comincio vedere all'orizzonte quel progetto di società in cui ho tanto creduto e per il quale mi sono tanto battuto insieme a voi, nel partito, nella sinistra, nell'Ulivo.

La canzone di Bennato 

Provo chiudere anch'io con un pezzo bellissimo di una canzone di Edoardo Bennato : "Ma che sarà"

"Visti dall'alto i draghi del potere 

ti accorgi che sono draghi di cartone ! ........ 

...ma basta che voli in alto, 

ma basta che ti alzi un poco 

e forse scopri che quello che ti faceva paura 

era soltanto un gioco !......... 

...e adesso hai l'occasione per poter volare 

allora, non la sprecare, prova a volare !......... 

Buon lavoro ! ! !